Economia

Storie di ordinaria follia green: ora l’Europa chiude un occhio per la Germania sulla transizione

Oggi torniamo a parlare di transizione energetica.

La transizione energetica si basa su interventi pubblici, sussidi e incentivi che inevitabilmente distorcono la concorrenza e compromettono il principio di parità nel mercato unico europeo. La Germania, il Paese che ha beneficiato maggiormente degli aiuti di Stato dall’Unione Europea, ha erogato tra il 2020 e il 2022 ben 315 miliardi di euro, contro i 164 miliardi della Francia e i 100 miliardi dell’Italia. Insomma, siamo tutti uguali, ma c’è chi è “più uguale” degli altri.

Nel 2022, Berlino ha destinato il 2% del proprio PIL agli aiuti di Stato, il doppio rispetto all’Italia. Alcuni esempi emblematici includono: 4,96 miliardi di euro per piattaforme galleggianti di gas naturale liquefatto, 3 miliardi per l’idrogeno rinnovabile e 350 milioni per combustibili sostenibili. Queste iniziative, benché giustificate dalla Commissione Europea per i loro presunti benefici ambientali, creano forti disparità competitive tra gli Stati membri.

Il contrasto rispetto al passato è evidente: nel 2014, ad esempio, la Commissione bloccò interventi statali come il salvataggio della banca Tercas, causando danni sistemici al sistema bancario italiano. Oggi, invece, sembra che si adottino due pesi e due misure. Le maglie dell’articolo 107 del Trattato UE, che regola gli aiuti di Stato, si sono allargate per venire incontro alle esigenze della Germania, consentendo deroghe sostanziali.

La frammentazione del mercato unico si è quindi accentuata, con una crescente disparità tra gli Stati membri. La Germania, di fatto, ha scelto di salvare il pianeta sacrificando il mercato unico europeo: un gesto che potrebbe sembrare nobile, ma che in realtà evidenzia un’ingiustizia.

Peccato, però, che le regole valgano solo per chi non ha miliardi pubblici da spendere. Ci troviamo in una situazione paradossale: noi, che siamo il Paese con la popolazione più vecchia del mondo e con un peso economico limitato, pensiamo di poter salvare il mondo sul tema ambientale. In Europa siamo solo poche centinaia di milioni di persone a portare avanti questa sfida, a fronte di una popolazione globale di 8 miliardi.

Questa visione è già di per sé una follia, ma l’altra follia è dover ascoltare continuamente queste argomentazioni. Il 27 gennaio terrò un webinar gratuito sul mio sito, valeriomalvezzi.it, dove parlerò di strategie e darò spazio ai piccoli imprenditori.

Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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