La Signora è nervosa, come in quei giorni lì, quasi intrattabile quando c’è da gestire palla nella propria metà campo o sincronizzare i movimenti sulle transizioni offensive del Benfica.
Appena andato in scena l’ avvicendamento Kalulu – Locatelli, viene a mancare la trippa per Gatti: Bah – ma anche bah! – in controllo agevole sul centrale juventino che quasi si taglia fuori da solo e palla per Pavlidis, quasi incredulo per il regalo.
Il segnale peggiore da quel momento è il “prurito” che dalla tre quarti in su avvertono Di Maria e compagni, col loro fraseggio quasi da futsal, mentre invano si sgola Perin, il quale allo scadere del primo tempo si incazza del tutto, perché fra il Benfica e lo 0 – 2 c’è solo il suo pugno, in seguito all’ennesima incomprensione tra Locatelli e compagni sulla linea mediana.
Nel frattempo, sbaglia tanto Thuram, gira a vuoto Vlahovic.
Il pubblico dell’Allianz per ogni minuto di gioco ha cercato di trovare il buono nel poco, per così dire; al duplice fischio di Kovacs però il dissenso scuote l’impianto, mentre i bianconeri si rinfacciano cose a vicenda anche prima del sottopassaggio.
A ridosso dell’ora di gioco viene pur un dubbio in più, ossia che non sia tutta colpa di Motta se durante il fraseggio Mbangula e compagni sbagliano così tanti, cioè troppi, passaggi e controlli.
Cambia qualcosa, Motta, a livello di uomini, con gli innesti di Nico González e Koopmeiners; non sembra però che il Benfica molli il joystick della partita.
Alla fine, dopo aver tratto la conclusione, scontata in partenza, che il play off non è mai stato a rischio, ci sono i contenuti della partita a cospargere di fogliame scivoloso la prosecuzione del sentiero europeo: a dieci minuti dalla fine, anche prima del raddoppio di Köçkü, avevamo iniziato a pensare che fosse più probabile il raddoppio dei lusitani che il pareggio dei padroni di casa.
Il forcing finale della Juventus cos’è, in fondo, se non il grido di frustrazione di chi si è condannato da sé a una simile serata?
Paolo Marcacci
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