Da una parte c’era una favorita d’obbligo, dall’altra un tecnico che sfavorito non si sentiva, alla vigilia di Atalanta – Milan. I contenuti sin dall’inizio danno ragione tanto al pedigree ormai da “definitivamente grande” della Dea, quanto alla soglia di autostima fissata da Paulo Fonseca, per il quale rinunciare a Pulisic equivale a perdere la giocata secca negli ultimi trenta metri, pur se Loftus – Cheek garantisce la persistenza delle percussioni.
Allora sarebbe stato giusto, alla fine, il pareggio? Fondamentalmente sì, anche perché i solisti dall’una e dall’altra parte non si sono presi mai del tutto la scena.
Più qualità, complessivamente, nella prima frazione di gioco; più episodico il secondo tempo, con i break dei bergamaschi al palleggio che il Milan tenta di esibire nei quartieri alti della metà campo avversaria.
I contenuti, però, sono una cosa, fondamentale peraltro; il tabellino è tutt’altro e il maggiore cinismo dell’Atalanta porta al gol di Lookman quando tutto sembrava incanalato verso il pari.
Lo avevamo già scritto dopo il match dell’Olimpico contro la Roma: l’Atalanta non fa paura soltanto per il potenziale che ha nella rosa; fa paura anche e soprattutto perché sa attendere l’episodio propizio pure nel corso di partite in cui quel potenziale non lo sfrutta al massimo.
Paolo Marcacci
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