La legge di bilancio del 2025 prevede un aumento del contributo delle banche allo Stato italiano, stimato in oltre 4.000 milioni di euro, di cui oltre 2.500 milioni nel 2025 e oltre 1.500 milioni nel 2026. Per raggiungere questa cifra il ministro Onorevole Giorgetti e il viceministro Onorevole Leo hanno applicato un metodo già usato nel passato, limitando la deducibilità immediata di alcune voci di costo, come per esempio le svalutazioni e le perdite sui crediti, che sono delle poste fondamentali per i bilanci delle banche. Questi costi, ora deducibili solo nel lungo termine, portano ovviamente delle maggiori imposte alle banche nel breve periodo, ma saranno recuperabili nel futuro. Insomma, questa strategia usata dal governo italiano non è nuova.
Dal 2018, con il Governo Conte I, ogni esecutivo ha rimandato la deducibilità di questi crediti, usandole sostanzialmente come, paradossalmente, dei bancomat, cioè usando le banche come un bancomat per lo Stato, per ottenere delle entrate aggiuntive. I crediti per imposte anticipate sono rilevanti e nel 2023 le prime sei banche italiane avevano crediti per 25 miliardi di euro, con il Banco BPM al 40% della sua capitalizzazione. L’On. Giorgetti ha evitato l’imposta sugli extra-profitti già difficile da applicare dopo la bocciatura della cosiddetta “Robin Hood Tax” nel 2015. Quindi, optando per un metodo consolidato, ha evitato dei rischi legali pur sacrificando la deducibilità immediata dei costi delle banche.
Insomma, l’intervento dello Stato italiano, che con la legge di bilancio aumenta temporaneamente il gettito fiscale delle banche, dimostra come sia facile fare cassa per lo Stato a brevi termini.
Tuttavia questa pressione fiscale potrebbe rischiare di compromettere la stabilità e la competitività degli istituti bancari nel lungo periodo. Insomma la situazione è quella di uno Stato italiano che ormai è succube dell’Unione Europea e della politica che tutti accettano, tutti i politici, tutti i governi di destra e di sinistra. Ebbene tutti i governi si sono piegati alla volontà dell’Unione Europea, la quale chiede di fare cassa, tagliare la spesa pubblica e alzare le tasse.
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