Un manto d’altri tempi a velare il terreno di gioco, come quando la nebbia, proverbialmente, si tagliava col coltello; è un peccato perché il Milan ha le bollicine e stappa la vittoria contro un Empoli che come di consueto si rivela squadra identitaria e, potenzialmente, in grado di ripartire con fluidità, anche se stasera non si può parlare di efficacia in fase offensiva.
I rossoneri si divertono, al punto tale che mettono la firma due che non sono (erano?) più abituati, come Morata e due volte Reijnders. Quest’ultimo particolarmente ispirato e soprattutto spietato, essenziale, oltre che applauditissimo
per l’estetica delle realizzazioni, in particolare la prima: girata chirurgica al volo in un sottobosco di calzettoni.
Gli uomini di Fonseca possono permettersi, tra le altre cose, di essere anche un poco egoisti a turno, Pulisic in particolare: l’americano cerca la soluzione a effetto e ogni tanto si concede un ghirigoro di troppo, quando gestisce la palla negli ultimi trenta metri.
Possiamo aggiungere una nota a margine, che emerge anche nella morsa quasi invernale di una ridotta visibilità: Leão si è messo, col passare dei minuti, al servizio della squadra e della persistenza della pressione nella metà campo empolese; non deve valere l’equazione che, se non regala mirabilie, la sua è automaticamente una partita impalpabile. A volte vanno sottolineati anche i segni di maturazione.
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