Durante la sua campagna per le primarie democratiche del 2020, Kamala Harris aveva adottato posizioni fortemente progressiste su temi come l’immigrazione, la sanità e la giustizia penale. Ma dopo essere stata scelta come candidata alla vicepresidenza e successivamente come candidata presidenziale, ha cercato di moderare la sua immagine per attrarre un elettorato più ampio.
Questo cambio di rotta ha creato confusione tra gli elettori e ha esposto Harris a critiche sia da destra che da sinistra. Da un lato, i conservatori l’hanno accusata di essere “troppo liberale”, con il 44% degli elettori in Stati chiave che la consideravano tale secondo un sondaggio del New York Times. Dall’altro, la base progressista del partito è rimasta delusa dal suo allontanamento da posizioni più radicali.
La campagna di Harris ha cercato di presentarla come una figura moderata e “dura” su temi come il crimine e l’immigrazione. Un recente spot pubblicitario ha enfatizzato la sua esperienza come procuratrice e il suo sostegno a misure di sicurezza al confine. Questa strategia però non sembra aver convinto gli elettori moderati e indipendenti, e ha pure alienato parte della base democratica.
Inoltre, la percezione di Harris come figura “politicamente corretta” e distante dalle preoccupazioni quotidiane degli americani ha giocato a suo sfavore. Fonti democratiche hanno criticato lo staff della campagna come “arrogante” e disconnesso dalla realtà degli elettori comuni. La focalizzazione su temi come i diritti riproduttivi e le norme democratiche non è riuscita a contrastare efficacemente il messaggio di Trump sull’inflazione e l’economia.
La riluttanza della candidata presidente ad affrontare apertamente questioni controverse o a spiegare chiaramente i suoi cambiamenti di posizione ha rafforzato l’impressione di una candidata eccessivamente cauta e poco autentica.
“Spero che qui in Italia Elly Schlein si renda conto che sta battendo su una strada totalmente sbagliata” spiega Luca Ricolfi da Stefano Molinari, “quello che sarebbe meglio chiamare il follemente corretto va attaccato, e non difeso. Soprattutto, il follemente corretto non è solo un modo di pensare la libertà d’espressione, ma una filosofia che penalizza una serie di categorie molto importanti, come chi fa informazione in dissenso, professori universitari in dissenso, gli studenti e le studentesse bianche e anche il mondo delle donne“.
Ascoltate l’analisi del professore di Analisi dei dati | Lavori in Corso, 6 novembre 2024
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