Ora tutto si complica per Kamala Harris. La candidata Dem alla corsa per la Casa Bianca viene da settimane data come favorita su Donald Trump, avversario repubblicano che dopo il duplice attentato subìto pareva non avere rivali.
Lo slancio iniziale dato dal forfait di Biden e il passaggio di consegne alla vice aveva garantito entusiasmo e testa nei sondaggi, ma ora quell’entusiasmo si è perso. Sono diversi i punti critici della candidatura di Kamala alla presidenza, tra cui il fisiologico svantaggio in seno a ogni presidente – o vicepresidente – uscente.
Ora però c’è anche un altro problema: diradato l’entusiasmo, c’è da fare i conti col numero di voti ai collegi.
Come noto, negli Stati Uniti non c’è connessione diretta tra la vittoria alle urne e numero di elettori, ma è vincolante invece quello dei grandi elettori: per la maggioranza assoluta occorre avere 270 consensi tra deputati e senatori, ogni Stato ha a disposizione almeno 3 grandi elettori, perfino i meno popolati come il Wyoming. Quindi qual è il problema per la Harris?
Che seppure avesse un vantaggio nel numero assoluto di elettori, invece è in svantaggio nella quantità di Stati che si coloreranno di blu a scapito di quelli tinti del rosso repubblicano: un particolare che può rivelarsi importantissimo se non decisivo nella corsa alla Casa Bianca.
Abbiamo chiesto gli scenari a Gianluca Borrelli, fondatore di Termometro Politico: ascoltateli nel video | Un Giorno Speciale, 15 ottobre 2024
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