La Juventus si incarta su se stessa, sui propri errori e su una fragilità strutturale che in vari tratti di partita rende involuta la manovra, perché disseminata di errori, non solo individuali. E non bastano i genietti come Yildiz a dare senso a una costruzione a tratti faticosa o “sgrammaticata” a livello tattico.
Va bene, ma i meriti dell’avversario? Del Parma si evidenziano spesso i numeri, per vari aspetti deficitari, soprattutto nella differenza reti; stasera però Man e compagni non solo sono stati in grado di contenere la Juventus e poi rilanciare l’azione andando a pungere dalle parti di Di Gregorio.
Gli avvicendamenti della Juventus sanno un po’ di vicolo cieco, a livello di aggiustamenti, perché arrivano tardi, vedi Fagioli che in partita entra bene e che i tifosi bianconeri avrebbero voluto vedere perlomeno con un quarto d’ora gli anticipo.
La gara che si sfilaccia, nella ripresa, facilita i compiti di un Parma che, è bene ricordarlo, trova e ritrova il vantaggio in casa della Juventus: una prova autorevole, al netto delle difficoltà bianconere.
Madama non sa ancora quale abito di gala le stia meglio; non sa, anzi, quale sia l’abito di gala perché nulla finora le è stato cucito su misura, partendo dalle caratteristiche degli uomini.
A chi dovesse ribattere che in fondo la Juventus ha finito la partita riversandosi nella metà campo gialloblù, ribatteremmo che allora il Parma è stato reattivo fino alla fine quando c’è stato da ripartire.
Paolo Marcacci
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