Ora è ufficiale: per la prima volta l’Europa dice formalmente sì all’uso di armi in terra russa.
Nella giornata di giovedì il Parlamento europeo si è infatti riunito in plenaria per discutere e votare i vari temi di giornata.
Uno di questi era proprio il sostegno finanziario e militare all’Ucraina da parte degli Stati membri dell’UE.
Il paragrafo 8, quello che “invita gli Stati membri a revocare immediatamente le restrizioni all’uso dei sistemi d’arma occidentali forniti all’Ucraina contro legittimi obiettivi militari sul territorio russo”, è stato approvato con 377 voti favorevoli. 191 i contrari, 51 gli astenuti.
Votano a favore dell’intero testo in 425. L’Unione Europea ha quindi messo nero su bianco la sua posizione: gli Stati europei possono autorizzare l’uso delle proprie armi in mani ucraine per colpire obiettivi in Russia. Questo in quanto il veto “ostacola la capacità dell’Ucraina di esercitare pienamente il suo diritto all’autodifesa”.
Il testo non è comunque vincolante, e non ha alcun effetto giuridico. Tuttavia, il voto favorevole al paragrafo 8 ha lo scopo di dare definitivamente un indicazione chiara sullo stato di evoluzione – negativo – delle trattative diplomatiche.
L’Italia si è contraddistinta dagli altri Stati membri per la sua generale contrarietà all’articolo 8 del testo, quindi sull’utilizzo di armi in Russia.
Hanno votato contro tutti i deputati di FdI (tra cui Berlato, Crosetto, Procaccini), tranne qualche eccezione. La Lega ha votato contro in blocco, coerentemente con le posizioni del gruppo europeo Patrioti per l’Europa. A favore di quel gruppo solo il danese Anders Vistisen.
Vota contro Christine Anderson di AfD e del gruppo europeo Europa delle Nazioni Sovrane.
Generalmente contrari anche i partiti dell’opposizione.
Hanno votato “no” per il PD: Benifei, Corrado, Decaro, Laureti, Ricci, Ruotolo, Strada, Zan, Zingaretti. A favore Gualmini e Picierno.
Annunziata si è astenuta. La zona M5S e Verdi vota contro. Spunta tra i favorevoli dello stesso gruppo Carola Rackete.
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