4 vittorie della Coppa Italia, 2 Supercoppe italiane e una UEFA; una Coppa delle coppe, e infine lo Scudetto con la Lazio.
Questo è il percorso straordinario di Sven-Göran Eriksson in Italia, allenatore di Roma, Fiorentina, Sampdoria e poi Lazio.
Straordinario dal punto di vista dei numeri, altrettanto straordinario fuori dal campo: come persona fu impareggiabile nei modi e nelle parole. Oggi, 26 agosto, Eriksson se ne va dopo un tumore al pancreas diagnosticato nel 2023. Se ne va l’allenatore gentiluomo che così ha salutato la vita solo pochi giorni fa in un documentario: “Non dispiacetevi, sorridete piuttosto, e pensate ai momenti belli. Grazie a tutti, giocatori, colleghi, presidenti, tifosi. Prendetevi cura della vostra vita, e vivetela fino in fondo”.
Il ricordo dei nostri di Radio Radio Lo Sport in diretta.
“Un allenatore bravo bravo“, dice Luigi Ferrajolo.
“Ma la cosa più bella che mi lega a lui è questa. Il lunedì successivo alla fine del campionato c’erano – come tuttora – i famosi premi USSI, che io, con Gianfranco Tobia, istituii a Roma. Avevamo dato il premio a lui naturalmente come tecnico.
L’avevamo invitato una settimana prima. Dopo quello che è successo l’ultima domenica, con la vittoria della Lazio, dopo la partita che durò una vita, con il campo di Perugia…l’invito era per le undici, se ricordo bene. Mi venne in mente: chiamai alle dieci, lo svegliai.
Dissi: <<Mister, complimenti per lo scudetto…ma si ricorda che lei deve venire…>>
<<Ah, ha ragione avevo dimenticato. Vengo subito>>. E alle undici e dieci arrivo lì. Naturalmente in un tripudio di tifosi laziali.
Io credo che nessun allenatore l’avrebbe fatto al suo posto. Primo, non mi avrebbe risposto. Secondo, se mi avesse risposto, mi avrebbe mandato a quel paese. Invece si vestì in fretta e furia. Era svedese. Hanno veramente un timbro, un’impronta da gentiluomini che è difficile trovare altrove“.
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