Il Movimento 5 Stelle rischia sempre di più di spaccarsi e il braccio di ferro Conte – Grillo rischia di mettere in discussione il futuro del Partito. Al centro della questione ci sono il nome, il simbolo e il limite di mandati su cui il fondatore del M5S è irremovibile. Mentre le voci sulle presunte intenzioni del Presidente Giuseppe Conte di voler “snaturare” il Partito sembrano rincorrersi. Secondo il filosofo Paolo Becchi, a lungo considerato l’ideologo del M5S “Grillo si ostina a non capire una cosa molto semplice: quando tu hai fatto un regalo ad una persona, quella persona di quel regalo può fare quello che vuole, anche buttarlo via. È quello che sta succedendo, se ci pensate bene. Conte non ha mai avuto niente a che fare con il M5S, lo ha utilizzato come trampolino di lancio ed ha creato un partito a sua immagine e somiglianza”.
Ma colui che ancor prima profetizzò la scissione del Movimento 5 Stelle già nel 2020 fu Vittorio Sgarbi che definì la cacciata del Senatore Paragone dal Partito “una dichiarazione di morte”. La dipartita di Paragone sarebbe stata la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso: “Hanno cacciato l’unico dei 5 Stelle che era rimasto, l’unico che ha dimostrato di essere la radice genuina del Movimento“.
Oggi, dopo quattro anni ne stiamo vedendo i frutti? La domanda da farsi è se il partito di Grillo sia giunto al capolinea.
| Ascolta l’intervista a Vittorio Sgarbi del 4 Gennaio 2020
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