Europei da dimenticare per la Nazionale di Luciano Spalletti.
Da qui riparte l’ennesima rifondazione degli Azzurri, che devono rialzarsi dall’ennesima grande disfatta dopo le due mancate qualificazioni ai mondiali. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se la vittoria di Euro 2020 sia stato soltanto un gran bel regalo del destino, la rapidissima inversione di una tendenza negativa che vede coinvolti gli Azzurri degli ultimi dieci anni. Cosa è cambiato da quella fatidica vittoria datata 11 Luglio 2021? Gran parte delle responsabilità se le assume Spalletti, colpevole di non essere riuscito a consegnare a questa Nazionale un’identità, sia tattica che mentale. Il CT ha cambiato tanto, troppo, e il risultato è stata una faticosa eliminazione contro la Svizzera di Yakin. Abbiamo messo a confronto le scelte dei due tecnici, Mancini e Spalletti, e il risultato è eloquente.
A Euro 2020 Roberto Mancini sceglie un modulo e non lo cambia, crea un’identità e un gruppo vincente.
Qualche interprete cambia, il modulo rimane lo stesso: nelle prime due partite, l’unico cambio nell’undici titolare di Mancini è Florenzi-Di Lorenzo sulla fascia destra. Archiviata la qualificazione nei primi due match, vinti entrambi per 3-0, contro il Galles cambiano otto giocatori su undici. Ottavi di finale, ritorna l’undici titolare, con qualche variazione: Di Lorenzo rimane, Chiellini affaticato viene sostituito da Acerbi, Verratti prende il posto di Locatelli e il tridente d’attacco torna quello iniziale, Insigne, Immobile, Berardi.
Pochi piccoli cambiamenti che poi si sono rivelati vincenti, dunque, nelle prime quattro partite dell’Italia vittoriosa di Euro 2020.
3 moduli in 4 partite. L’Italia di Luciano Spalletti non ha trovato una sua identità, non ha trovato stabilità tattica e il risultato è stato disastroso. Nello specifico: 4-2-3-1 nelle prime due partite, Albania e Spagna, gli interpreti sono gli stessi. Il CT non coglie i segnali d’allarme ricevuti contro l’Albania e riconferma l’undici titolare: sconfitta per 1-0 contro la Spagna. A questo punto il crocevia: Spalletti stravolge modulo e formazione. Contro la Croazia si parte con un 3-5-2, via Scamacca, in attacco subentrano Retegui e Raspadori, Di Marco e Di Lorenzo slittano in avanti come esterni a tutta fascia e in difesa rimangono Calafiori, uno spaesato Darmian e Bastoni. Sarà un cambio a salvare Spalletti all’ultimo, quello di Zaccagni, che salva la partita. Contro la Svizzera va in scena la disfatta, il modulo cambia ancora una volta: torna Scamacca al centro dell’attacco, affiancato da un inedito El Shaarawy e da Chiesa. Inedito anche il centrocampo con il solito Barella che si trova al suo fianco Fagioli e Cristante. Difesa a 4, confermato un Di Lorenzo in difficoltà, centrali Bastoni e Mancini, a sinistra Darmian, ancora una volta fuoriruolo.
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