Esteri

Attentato nel Daghestan, ecco l’altro nemico di Putin ▷ “L’abbiamo dimenticato a causa dell’Ucraina”

La Russia è stata scossa da due attentati terroristici simultanei, che hanno colpito la regione del Daghestan. Il bilancio delle vittime è stato di 2 civili, 15 agenti e 6 terroristi uccisi e 25 feriti. A Derbent, una sinagoga e una chiesa ortodossa sono state date alle fiamme. Secondo alcune fonti il parroco della chiesa, padre Nikolai, sarebbe stato sgozzato o decapitato. Sono stati attimi di terrore e angoscia che hanno scosso i cittadini della comunità. L’attentato sembra sia stato opera dell’estremismo islamico in particolare dell’Isis- K (Stato Islamico del Khorasan) anche se al momento non ci sono state rivendicazioni ufficiali. Per quanto siano ormai due anni che il conflitto russo-ucraino perdura, la Russia di Putin lotta ormai da anni anche con un altro nemico: il terrorismo islamico. L’attentato al Crocus City Hall di Mosca era stato rivendicato dagli estremisti a marzo di quest’anno. Sono molti gli antagonisti che Putin deve affrontare ma alcuni di questi sembra siano stati dimenticati. Per molti, sono addirittura sconosciuti.

“E’ riemerso un problema che c’è da sempre dalla Russia post-sovietica” esordisce la Professoressa di Russian History and Politics alla Luiss, Carolina De Stefano “la storia del regime putiniano è stata scandita da attacchi terroristici: lo abbiamo dimenticato a causa del conflitto in Ucraina, ma già con l’attentato a marzo abbiamo visto che c’è un problema islamista. Inoltre, le armi arrivavano proprio dal Daghestan“.

Ma che cos’è il Daghestan? Si tratta della regione più multietnica e a maggioranza musulmana situata nel nord caucaso all’interno dei confini russi “ha una tradizione di secessionismo e di terrorismo. Ha una frontiera esterna verso il caucaso del sud ed è anche molto penetrabile”. La Professoressa spiega poi come l’attentato di ieri non si sia verificato in un giorno casuale, ma nella giornata di celebrazioni della chiesa ortodossa, della Santissima Trinità. “Questo coordinamento ricorda tanto l‘Isis, che di solito porta avanti questi attacchi coordinati per aumentare l’effetto di terrore, essendo terrorismo”.

Si tratta di un fenomeno preoccupante precisa la Professoressa, perché ci ricorda che Putin non ha il pieno controllo del suo territorio e che in alcune zone sia facilmente attaccabile. Poi c’è quell’eterna faida con gli Stati Uniti: “Se andiamo a vedere le interpretazioni ufficiali della propaganda di stato, viene creato un legame diretto tra i missili americani inviati, sparati e mandati dagli ucraini su Sebastopoli e in Daghestan. Hanno espresso la tesi secondo cui si tratterebbe di una guerra di religione, che gli occidentali stanno portando avanti contro la Russia. Una dimensione etno-religiosa che non era presente quando è scoppiato il conflitto di due anni fa”.

Francesca d'Amato

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