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La realtà indicibile dietro la baruffa Gentiloni-Conte sui fondi “dell’UE”

Paolo Gentiloni, commissario dell’Unione Europea agli affari economici, recentemente ha ridimensionato il ruolo di Giuseppe Conte nella negoziazione del cosiddetto “Recovery Fund”.

C’è un po’ di retorica italiana sul fatto che abbiamo conquistato un sacco di soldi. Non sono stati negoziate dai capi di governo: sono stati ricavati da un algoritmo ideato da due funzionari olandesi“.
Questa affermazione ha scatenato una serie di polemiche e di risposte difensive culminate in una più dettagliata replica poi pubblicata sul Fatto Quotidiano. Delle fonti anonime, ma bene informate, hanno cercato di rivalutare l’impegno di Conte, sottolineando il suo contributo nella discussione delle risorse tra aprile e luglio del 2020. Tuttavia quello che conta sono i risultati del Recovery Fund, e cioè i risultati non sono stati brillanti.

Si partiva con l’idea di 500 miliardi di sussidi e 250 miliardi di prestiti, ma si è arrivati a 312,5 miliardi di sussidi e 360 di prestiti.
Le complicate regole di erogazione del denaro sono state evidenziate dalla lunga attesa del governo Meloni per ottenere la terza rata del cosiddetto PNRR, cioè Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Gentiloni ha messo in dubbio anche il presunto ruolo innovativo dell’Italia nell’introduzione di uno strumento di debito, di debito comune, all’interno dell’Unione Europea, evidenziando come l’Unione Europea avesse già in precedenza emesso dei bond, cioè dei debiti, per dei programmi minori e il programma SURE, cioè un noto programma comunitario, prima del Recovery Fund.

Insomma, è incredibile come ci siano ancora persone che pensino che il PNRR sia una cascata di miliardi regalati all’Italia e che gli Eurobond siano già una realtà. La verità è invece che tutti i fondi europei non esistono: sono fondi dati dagli Stati membri o garantiti dagli Stati membri e quindi sono soldi prestati che poi tornano indietro. Oppure dei debiti contratti dall’Unione Europea che, ovviamente, non può stampare il denaro – e quindi si indebita sul mercato finanziario – e poi invece garantiti da garanzie degli Stati membri che poi si impegnano a rimborsare il denaro con trasferimenti all’Unione Europea negli anni. Quindi tutte le forme tecniche in realtà non sono soltanto che delle formule finanziarie per fare girare il denaro e quindi per spendere quel denaro come hanno deciso gli altri.

Questo è il sistema di funzionamento sintetico dell’Unione Europea.
Peccato che molti pensino che invece l’Unione Europea sia una mamma che ci vuole tanto bene.

Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi


Valerio Malvezzi

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