Il sindacato dell’Usigrai ha proclamato oggi, 6 maggio, uno sciopero di 24 ore ai danni della Rai.
I giornalisti dell’azienda di Viale Mazzini scioperano “per la prima volta dopo molti anni, si asterranno totalmente dal lavoro per protestare contro le scelte del vertice aziendale”. Così esordisce il videocomunicato diffuso sui canali Rai. L’accusa è di accorpare “testate senza discuterne col sindacato, non sostituisce coloro che vanno in pensione e in maternità facendo ricadere i carichi di lavoro su chi resta, senza una selezione pubblica e senza stabilizzare i precari, taglia la retribuzione cancellando unilateralmente il premio di risultato”. Poi l’altra denuncia: quella di essere il “megafono del governo”. Il sindacato non si riserva di citare il caso Scurati, vittima di una presunta censura.
La Rai, dal canto suo, risponde che “la decisione del sindacato di scioperare su motivazioni che nulla hanno a che vedere con i diritti dei lavoratori si inquadra in motivazioni ideologiche e politiche“, respingendo al mittente le accuse di censura.
L’Usigrai replica poi che per avere conferme della suddetta censura “basta leggere i giornali italiani e internazionali delle ultime settimane“.
Savino Balzano, sindacalista e saggista, ha commentato in diretta ai nostri microfoni.
“Credo che le ragioni di uno sciopero vadano sempre comunque rispettate. Ma se oggi la Rai è governata dal governo è per via di una riforma del Partito Democratico, l’ultima importante riforma che ha riguardato la Rai. E come in tante circostanze si prova ad addossare a questo esecutivo le responsabilità di scelte fatte da altri“. La riforma in questione è quella del 2015: passata durante il governo Renzi, ha introdotto sostanziali modifiche sulla nomina del Consiglio di Amministrazione della tv pubblica.
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