Tanta intensità, giocate a tratti sopraffine e, se sottovoce si può dire, anche un po’ di errori, in un Bernabeu prima colpito a freddo da Bernardo Silva e poi esaltato dalla rimonta madridista. E dire che il meglio era ancora di là da venire, dopo il 2 – 1 firmato da Rodrygo. Perché alzi la mano chi non ha pensato, allo scoccare dell’ora di gioco, che la partita si stava assestando sempre di più su canoni “ancelottiani”. Sei minuti dopo, invece, il 2 – 2 di Phil Foden è poesia mancina scritta dal limite dell’area. Eclissi di lunetta, verrebbe da dire, per Lunin che osserva la parabola imprendibile dal decollo all’atterraggio.
Finita lì? Nemmeno per idea, perché da qualche minuto con Foden più nel vivo della manovra il City era tornato a prevalere nel fraseggio e a portarsi alla conclusione dal limite con maggiore insistenza; macchinosi Rüdiger e compagni nelle uscite, come dimostra il 2-3 firmato dal limite da Gvardiol con un destro teso a parabola arcuata.
Sono i gatti ad avere sette vite come il Real di Ancelotti, non il contrario: Vinicius dal settore sinistro pilota un pall – drone sull’altro lato, dove puntuale arriva Valverde in corsa, al volo, per battere di destro verso il palo più lontano, a incrociare.
All’inizio abbiamo creduto di stare assistendo a un quarto di finale di Champions; ci siamo ritrovati a una mostra d’arte.
Paolo Marcacci
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