Minuto 62, sembra uno spot dell’orologeria di lusso, un’azione concepita come se qualcuno avesse schiacciato il pulsante del cronografo a un Eberhard. Più bello il lancio di Pedri che ha la fluidità della lancetta quando dà senso all’olio minerale che bacia gli ingranaggi o l’arrivo felino di Raphinha all’appuntamento col pallone, che mentre l’occhio di chi guarda si aspetta lo stop morbido, lui ha già partorito il giro di caviglia di una traiettoria?
Sappiamo solo che il pallone in questi casi ubbidisce perché non sente un ordine ma una carezza, che ha la semplicità apparente di ciò che da possibile diventa ineluttabile in un istante. La perfezione si deposita all’angolino.
Per il tabellino è un momentaneo 2 – 2, per chi assiste una pennellata di eternità, perché non si stancherà mai di rivederlo.
Paolo Marcacci
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