Un’Italia a tratti disorientata e un po’ impacciata quanto a costruzione di gioco, pur se con un Locatelli ordinato davanti alla difesa. Qualche luce, una intensa in attacco con Retegui e con l’esibizione del suo campionario realizzativo, un’altra che si è accesa con la fluidità di corsa e con la naturale e conseguente ispirazione alla giocata da parte di Lorenzo Pellegrini.
Donnarumma prima para il rigore, poi contribuisce alla mala gestione della palla in occasione del pareggio venezuelano; mentre i vagiti del nuovo modulo 3 – 4 – 2 – 1 evidenziano nei momenti migliori una certa fluidità ed elasticità nell’interprerazione, in quelli più difficoltosi qualche smarrimento. Dipende anche dagli interpreti, quelli dell’inizio e i subentrati: così così Chiesa e Frattesi, per esempio; bene, oltre a Pellegrini, Zaniolo e Zaccagni. Abbastanza scolastico il rendimento della linea difensiva, non impeccabile per mancanza di automatismi, giocando a tre.
Tornando alla questione realizzativa, in questo momento con Retegui non c’è partita: torna dopo l’infortunio al ginocchio, il genoano; beneficia di due occasioni nitide, quelle due sole, e le trasforma. Sono dati di fatto.
Alla fine dei conti, Luciano Spalletti è più soddisfatto o perplesso? Lasciate perdere le espressioni colte dalle inquadrature: noi diremmo che è consapevole, del processo di crescita di una nuova identità e delle sue parziali crisi di rigetto. Occorrerebbe più tempo, ma bisogna farsi bastare quello che c’è.
Paolo Marcacci
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