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La diminuzione dei prestiti è un indicatore preciso: ora gli italiani hanno meno liquidità

A gennaio 2024 in Italia si è osservata una diminuzione significativa dei prestiti nel settore privato, segnalando una tendenza importante nell’attività economica nazionale. Secondo la Banca d’Italia i prestiti alle famiglie sono scesi dell’1,3% rispetto all’anno precedente, mentre quelli alle società non finanziarie hanno subito una riduzione più marcata, del 4%. Questo calo potrebbe indicare una cautela da parte delle famiglie e delle imprese, influenzate dall’incertezza economica o dalla disponibilità o indisponibilità di finanziamenti. La diminuzione del 2% nei depositi al settore privato suggerisce una minore liquidità nelle famiglie e nelle imprese italiane.

I tassi di interesse per i prestiti hanno mostrato delle variazioni con una moderata diminuzione per i prestiti immobiliari al 4,38%, ma un aumento più significativo al 10,75% per i nuovi prestiti al consumo. Per le imprese i tassi sono rimasti sostanzialmente stabili, indicando un quadro complesso dell’attività economica con segnali di prudenza dai consumatori e dalle imprese, e dinamiche nei mercati finanziari che influenzano l’accesso al credito e le decisioni di investimento. Insomma, la decisione della Banca Centrale Europea appare sempre più incomprensibile, mantenere i tassi a un livello da strozzinaggio, proprio quando avremmo bisogno di stimolare la domanda e favorire gli investimenti nelle infrastrutture.

Ma lo sappiamo molto bene. La Banca Centrale Europea, della quale parlo ormai da tanti anni, non risponde né ai governi né ai parlamenti. Anzi, siamo in una situazione folle nella quale i governi non possono più fare quello per cui gli Stati sono stati fatti, e cioè fornire servizi ai cittadini e alle imprese e noi paghiamo sempre più tasse e dovremo pagare sempre più tasse per fare quello che altri decidono che noi dobbiamo fare: per esempio la transizione digitale, ambientale, green e via discorrendo tagliando i servizi essenziali ai cittadini negli ospedali, nelle pensioni, nel sociale. Questa è la follia nella quale stiamo vivendo e non possiamo nemmeno avere il diritto di lamentarci e di alzare la testa perché altrimenti veniamo definiti come dei populisti. Buona economia umanistica.

Malvezzi quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene.

Valerio Malvezzi

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