Tra le tecniche del nuovo maccartismo della comunicazione ne è stata spolverata una che è figlia del Novecento.
Nel secolo breve affibiare un’etichetta per distorcere un pensiero e criminalizzarlo è divenuta pratica comune: ora si fa lo stesso, ma le tecniche sono cambiate.
Più evolute, più sofisticate, ma dietro c’è sempre lo stesso, distopico meccanismo. Un principio folle secondo cui chi dice inesattezze non deve essere visto. Trasformato in desaparecidos digitale.
Un modo in cui la censura “morbida” trova perfino legittimazione nell’opinione pubblica, e anche una modalità che abbiamo subìto in prima persona nell’epoca pandemica.
Radio Radio ha ascoltato tutte le versioni dei fatti sin dall’alba del coronavirus, ma questo non ha impedito ai giganti della Silicon Valley di rimuovere il supporto pubblicitario dalle nostre piattaforme online.
Tra i video contestati, l’intervista al premio Nobel Luc Montagnier, “noto per aver sostenuto diverse teorie del complotto”, tra cui quella della creazione del virus in laboratorio. La stessa che, giorno dopo giorno, trova sempre più conferme 4 anni dopo.
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