Ci sono post che la gente vede e post che la gente vede meno.
Post con più like e post con meno like. “Inspiegabilmente” questo strano fenomeno presenta una certa sistematicità: avviene in base a ciò che scrivi. Non è un segreto da tempo: il fenomeno dello shadow banning esiste ed è quotidianamente a caccia di profili o contenuti da “moderare”. Così lo giustifica Wikipedia: “Un’azione di moderazione che consente di nascondere un determinato utente da una comunità online, oppure di rendere invisibili i contenuti da lui pubblicati ad altri utenti”. Ed è curioso come un’operazione che nasconde il pensiero di un utente senza farglielo sapere sia ammessa e descritta pubblicamente, per poi indicare che è oggetto di “teorie del complotto”.
Eppure è una realtà che si può toccare con mano.
Andrea Zambrano, giornalista de La Nuova Bussola Quotidiana, ricorda ai nostri microfoni cos’è lo shadow banning e chi lo permette, accennando a un accordo dell’OMS con i social più importanti.
“Sostanzialmente tu sei bannato ma non lo sai o meglio te ne accorgi perché vedi che nessuno legge i tuoi post“, spiega Zambrano.
“Nasce dall’accordo che ad esempio nel caso del Covid l’OMS ha fatto con i grandi colossi del web, con i grandi colossi dei social.
In seguito a questo accordo, tra l’altro stipulato tra soggetto privato come Facebook e un’organizzazione sovranazionale che non è sovrana, ma che si arroga un diritto di sovranità, tante informazioni sul Covid sono poi finite dentro quel grande burrone delle fake news, del complottismo. Chiunque provava a portare avanti gli elementi di una verità più profonda e più alternativa sulla gestione della pandemia, sugli effetti avversi, veniva automaticamente tacciato all’origine di essere complottista“.
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