Trovo davvero surreale parlare di riforma del patto di stabilità e crescita senza rivedere parametri immobilizzati da oltre 30 anni. Questi criteri, totalmente anacronistici e privi di fondamento teorico o scientifico, riguardano il trattato di Maastricht: il 60% del rapporto debito/PIL e il 3% del rapporto deficit/PIL.
Un articolo del Sole 24 Ore cita un giornale tedesco, riconoscendo che il vincolo del 3% non ha alcuna base, nato solo per le esigenze del governo francese degli anni ’80. Inizialmente mirava a contenere il deficit francese, ma nel 1991 è diventato un vincolo europeo. Le domande cruciali riguardano la mancanza di un vincolo per il deficit estero, favorevole al cartello finanziario internazionale, e l’ignoranza del debito aggregato, che evidenzierebbe l’esposizione insostenibile della Francia.
Una riforma seria del patto di stabilità e crescita deve affrontare questi vincoli anacronistici, senza alcun fondamento, che svantaggiano l’Italia e favoriscono paesi come Francia e Germania. Il 3% e il 60% restano immutati, ma sono il nocciolo del problema che persiste da quasi 40 anni.
La Matrix Europea, la verità dietro i giochi di potere – Con Francesco Amodeo
L’ultimo e più insidioso strascico dell’operazione pandemica - un aspetto che ho sottolineato fin dal…
Torino, un minuto di eterna vergogna Tra le poche note di conforto che ci erano…
Il Napoli conferma il proprio attuale livello, fermata al Franchi dalla ritrovata Fiorentina di Vanoli.…
Era il giugno 2022 quando il Corriere della Sera, a firma di Fiorenza Sarzanini e…
Un manuale di 25 pagine per «insegnare» ai cittadini a riconoscere la disinformazione. È il…
"Io di Sandro Mazzola ho tre ricordi. Quello di cui mi vergogno è l'ultimo, che…