Pericoloso il Napoli, anche sullo 0 – 0, o forse soprattutto nel primo tempo, quando Szczesny deve quasi ricorrere alla “terza mano” su Di Lorenzo; redditizia la Juventus, oltre i limiti del proprio palleggio che nell’ultimo terzo di gara rende spesso orfano il pallone.
McKennie è il sarto più presente nella cucitura dell’impostazione in occasione delle più significative trame bianconere, Cambiaso l’addetto ai ricami, decisivo quello con cui recapita il pallone dell’uno a zero all’ormai prolifico Gatti.
Perché alla fine, ancora una volta, a Madama basta il golletto? Perché la solidità identitaria di fondo non si trova all’ipermercato accanto ai panettoni e perché, stavolta, sono stati gli avversari a sprecare di “lungo muso”, a cominciare da quando un deludente Kvaratskhelia trasforma un pallonetto sotto misura in un lancio del giavellotto.
I bianconeri continuano quindi a onorare la loro funzione di goccia che erode il vertice della classifica praticando di partita in partita un’usura paziente e incessante.
Il Napoli si ritrova con il dilemma di un ruolino di marcia sotto la guida di Mazzarri in confronto al quale Garcia era Napoleone. Calendario spietato con il nuovo tecnico, qualità buona e gruppo ricompattato, ma i numeri dicono, per ora, che i buoni propositi e gli apprezzamenti li porta via il vento, se non arrivano gol e punti.
Paolo Marcacci
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