“Uno può essere tentato di ritenersi illuminato, di ritenere che gli altri sbagliano. Ecco, la vita democratica è proprio il contrario”.
E’ il 24 agosto 1989, quando un appena rieletto premier Giulio Andreotti pronuncia parole che definire profetiche è un eufemismo. Neppure lui sapeva forse che questo discorso sarebbe stato così sentito più di trent’anni dopo. la sua “difesa dell’imperfezione”, con tutte le sfaccettature discutibili sul personaggio, è un inno alla democrazia.
“E quando qualcuno che non capisce niente ti chiede perché il suffragio universale mette lo scienziato alla pari dell’uomo che non ha neppure fatto la scuola dell’obbligo“, dice Andreotti, “costui non capisce che la sapienza non viene solo dalla scuola o dai titoli accademici. Vi è una sapienza del cuore che spesso è più viva in coloro che sono classificati tra la gente semplice e che non hanno quasi mai la tentazione di montare in superbia“.
Un ragionamento in via d’estinzione, che probabilmente oggi sarebbe stato deriso. Ma un ragionamento che vi riproponiamo qui, per rifletterci a lungo.
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