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La profezia WEF sull’emergenza idrica: l’inganno del bene comune è un nuovo passo verso la “permacrisi”


La prossima emergenza sarà quella idrica?
Si tratta di una domanda lecita e a mio giudizio anzi doverosa. E ciò in ragione del fatto che presso il World Economic Forum, fucina del pensiero unico dominante e luogo di raduno del patriziato cosmopolitico no border, se n’è discusso realmente.
In particolare, l’economista Marianna Mazzucato, nel 2022, ha apertamente sostenuto questa tesi.

Nel suo intervento, ella ha apertis verbis riconosciuto che l’emergenza pandemica e l’emergenza climatica non sono riuscite fino in fondo a sortire gli effetti sperati di controllo delle masse e di loro organizzazioni in vista del “bene comune”.
Nobile espressione quest’ultima, che viene artatamente impiegata per alludere all’interesse dei gruppi dominanti, il quale interesse dei gruppi dominanti, sa va sans dire, viene poi contrabandato come se fosse l’interesse dell’umanità tutta.
Marianna Mazzucato lascia intendere, nemmeno troppo obliquamente, che forse la crisi idrica potrà riuscire dove le precedenti crisi hanno fallito.

Perché si sa: il bisogno dell’acqua è ineludibile e può, forse più degli altri, mobilitare le masse, indurle ad accettare ciò che senza l’emergenza esse non accetterebbero.
Possiamo allora ragionevolmente immaginare che la prossima emergenza ad affacciarsi sullo scenario storico sarà quella idrica?
Il modus operandi delle emergenze, così come vengono impiegate dall’ordine neoliberale, ormai è noto.

L’emergenza, infatti, permette al potere di governare mediante la paura, secondo quella che abbiamo definito più volte la “fobopolitica”.
Il potere, si sa, utilizza la paura e il divertimento, mescolandoli secondo dosi variabili, per poter ottenere i propri scopi.
Ma non soltanto: l’emergenza potrà permettere al potere, come è già stato con l’emergenza pandemica e in parte con quella climatica, di far sì che le masse impaurite accettino l’inaccettabile, vale a dire ciò che in una condizione di normalità esse respingerebbero indubbiamente. Ancora l’emergenza, anche quella idrica, permetterà al potere di limitare notevolmente gli spazi di democrazia.
Di comprimere i diritti ed indebolire le già fragili libertà.

Per questa cagione, come sappiamo, l’emergenza permanente coincide con la nuova normalità dell’ordine global capitalistico, i cui araldi lo hanno teorizzato apertamente.
L’emergenza permanente è la nuova normalità. Tant’è che si parla, senza nemmeno più veli di ipocrisia, di “permacrisi”, neologismo che allude sostanzialmente all’idea di una crisi permanente, che è poi la condizione normale del nuovo spirito del capitalismo, quello che vive dell’emergenza e che mette a punto l’emergenza per poter governare meglio le masse.
Ecco perché il nostro è davvero il tempo delle emergenze, ecco perché comprenderlo è di vitale importanza per poter modulare strategie di reazione e per non soccombere al nuovo potere del tecnocapitalismo sans frontieres.


RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

Diego Fusaro

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