Gaza è l’unico posto al mondo dove chi viene bombardato non può fuggire: una sorta di vera e propria prigione a cielo aperto.
Immaginate che qualcuno dia fuoco alla vostra casa dopo averla circondata tutta con del filo spinato. I cittadini – innocenti – di Gaza, finiti sotto le bombe per colpa di Hamas non possono fuggire, non possono andare in ospedale (visto che non c’è elettricità) non possono curarsi, (perché gli hanno tolto i medicinali).
E’ uno sterminio autorizzato dall’Unione Europea, dalla NATO, dagli Stati Uniti. Avallato da quella che si fa definire “la comunità internazionale”.
Sui social non si parla d’altro. I fruitori cercano notizie non su quanto accaduto dal 7 ottobre, ma da cinquant’anni.
Vi rendete conto della pericolosità di tutto questo?
Due punti sono critici in particolare.
L’opinione pubblica che si interessa di quello che accade in Palestina, ad un popolo costretto a vivere in una sorta di campo di concentramento a cielo aperto, solo dopo un vile attentato.
La diplomazia che non riesce a far rispettare le risoluzioni dell’Onu ad Israele, con i media che nel frattempo non hanno mai parlato di quello che accade a chi è costretto a vivere in una prigione a cielo aperto.
Così facendo quei terroristi, noi li stiamo armando.
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