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Strage a Brandizzo, Giubilei: “Al giorno d’oggi è impensabile si possa morire in questo modo”

Strage a Brandizzo: siamo alle porte di Torino, cinque operai hanno perso la vita sulla ‘ferrovia dei poveri’. Al mese ricevevano solo 1800 euro per un lavoro dove si rischia la pelle, e anche per più soldi sarebbe stato comunque assurdo. Sono cose che spezzano il cuore e fanno arrabbiare. Com’è possibile che non ci sia nessuno che veda il treno arrivare e che non ci sia un sistema di controllo adeguato? Si capirà cosa non ha funzionato: ci sono una serie di questioni che vanno capite, partendo dal nulla osta di Rfi (ferrovie locali) e la manutenzione dei binari dovrebbe partire dopo che si è fermato l’ultimo treno. Dopo possono cominciare le manutenzioni, tuttavia per iniziare serve il documento formale, spiega anche il Fatto Quotidiano, perciò bisogna capire se qualcuno non ha dato quelle comunicazioni. “Sotto indagine è il rispetto della procedura di sicurezza vigente”, c’è necessità di chiarezza, così si legge anche sul sito di Rete ferroviaria italiana.

Michael Zanera, 34 anni, di Vercelli; Giuseppe Sorvillo, 43 anni, di Brandizzo; Saverio Giuseppe Lombardo, 52 anni, di Vercelli; Giuseppe Aversa, 49 anni, di Chivasso; Kevin Laganà, 22 anni di Vercelli. Queste persone, sono migrate dal sud per trovare lavoro e ci sarà da capire questo nodo del nulla osta e chi abbia dato l’ok effettivo per iniziare i lavori. Francesco Giubilei, Presidente di Nazione Futura, commenta così la vicenda: “C’è un duplice problema, il primo è di sicurezza sul lavoro che è la cosa primaria dato che questo incidente rende evidente questa mancanza e nel corso dell’anno continuano a morire decine e centinaia di persone mentre stanno lavorando. Il secondo tema è legato alle condizioni di lavoro: queste persone e tanti giovani si trovano costrette a lavorare in delle condizioni con delle paghe he sono da fame, facendo lavori rischiosi appunto in questo caso non si parla neanche di appalto ma di subappalto. Nel 2009 avvenne la strage di Viareggio che fu un’altra strage in cui morirono 30 persone circa in un incidente legato a condizioni di sicurezza della rete ferroviaria. Ecco, 15 anni dopo ci sono sicuramente delle differenze ma continuano ad essere dei morti sulla rete ferroviaria e bisogna interrogarci sulla necessità di implementare la sicurezza perché è impensabile si possa morire, al giorno d’oggi, in questo modo”.

Francesco Borgonovo

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