“È dovere di tutte le Nazioni che hanno a cuore la dignità della persona umana dichiarare una guerra globale e senza sconti ai trafficanti di esseri umani“. Parole a cui devono seguire i fatti, ma intanto Giorgia Meloni all’ONU chiarisce la linea da intraprendere. Una linea da cavalcare “a livello europeo”, secondo la premier, anche se paesi che teoricamente si dicono favorevoli all’accoglienza dell’Europa schierano l’esercito in frontiera (vedi la Francia).
Il problema da fronteggiare però non riguarda solo la sicurezza. La maggior parte dei migranti che attraversano il mediterraneo notoriamente non vorrebbe restare in Italia, ma nell’impasse che li divide dalle mete ambite – come Francia e Germania – è proprio negli hotspot italiani che sono costretti a restare. Il tutto senza lezioni (bypassando i servizi principali) o che gli venga insegnata la lingua.
Chissà se fra 30 anni certi aspetti della cultura italiana esisteranno ancora, vista anche la denatalità che affligge il Paese e che sempre meno viene considerata nell’agenda dei vari governi.
“Servono giovani“, scrive un ascoltatore, “solo gli sciocchi parlano di complotto o di sostituzione etnica sull’immigrazione“.
“Nel giro di qualche anno“, ribatte Francesco Borgonovo, “tu avrai una percentuale di persone residenti in Europa con cittadinanza europea che non sono di origine europea: questo per me cambia, perché se tu sostituisci Napoli con la città di Tunisi hai persone diverse, culture diverse, origini diverse. E’ un’altra cosa.
Siamo una Nazione – vi piaccia o no – anche perché abbiamo legami etnici. La Nazione non è un contratto“.
Ecco l’intervento del vicedirettore de La Verità.
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