Era il 16 agosto del 2021 allorché Giorgio Soros che per gli allineatissimi media occidentali figura come un filantropo e mai come un capitalista multimilionario così cinguettava: “Considero Xi Jinping il più grande nemico della società aperta“. Dove società aperta, aggiungiamo noi coincide in tutto e per tutto con il totarismo neoliberale atlantista.
Le parole di Giorgio Soros dovrebbero rappresentare un ulteriore prova a suffragio del fatto che la Cina oggi, proprio come la Russia, non è un nemico, come sempre viene presentato a reti unificate dai padroni del discorso, dagli amministratori del consenso, dagli aedi della open society e dai monopolisti della parola.
Al contrario la Cina, proprio come la Russia è oggi un fondamentale fortivizio di resistenza all’imperialismo globalista a stelle e strisce, quell’imperialismo che si rappresenta in maniera autocelebrativa come open society, con bombardamenti etici e missili democratici di completamento.
La Cina, se analizzata aldilà del vitreo teatro delle ideologie imperialistiche, è in effetti oggi un pilastro fondamentale di resistenza, ma poi anche di produzione possibile di un mondo multiipolare, sottratto all’unipolarismo imperialistico della civiltà del dollaro. Quest’ultima esibisce e ostenta la propria avversione integrale alla Cina di Xi jinpin, la quale, potrebbe essere uno dei prossimi obiettivi militari di Washingotn dopo la Russia, ed è proprio per questo che Russia e Cina hanno raggiunto ultimamente una cordiale intesa quale mai si era prodotta nella storia del novecento.
In effetti oggi Russia e Cina sono unite da una cordiale intesa soprattutto in ragione del fatto che desiderano insieme resistere all’imperialismo globalista della civiltà del dollaro, quella che pretende di amministrare il mondo intero e soprattutto di ridurlo ad una grande depandance di Washington.
Per questa cagione abbiamo oggi bisogno di una Cina e di una Russia forti ed indipendenti, sovrane e militarmente autonome, in grado di resistere all’imperialismo di Washington e di garantire l’emergenza di un mondo multipolare, che rigeneri, nel mondo post 1989, le condizioni precedenti, quelle di un bipolarismo in grado di garantire pace e pluralità.
Il vero nemico oggi è il monopolarismo atlantista, quello che pretende di uniformare il mondo intero, non soltanto sottomettendolo all’unico modello ammesso, quello americanocentrico e liberalnichilista, basato sul progressismo fittizio dell’arcobaleno e sul neocannibalismo del libero mercato planetario.
La Cina e la Russia rappresentano con la loro resistenza, la possibilità di opporsi a quella uniformazione del mondo che è coessenziale alla civiltà della tecnica, oggi guidata dalla civiltà del dollaro, pretende di livellare il mondo intero disarticolando le culture, le identità, le tradizioni e la pluralità dei modi di essere che caratterizzano i popoli su quella terra
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