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Sarkozy condannato in appello a 3 anni per corruzione: per la guerra in Libia aspettiamo la storia

L’ex presidente Francese Nicolas Sarkozy è stato condannato in appello a 3 anni, 1 dei quali da scontare in carcere. Lo scandalo dal quale partì l’inchiesta è iniziato dalle intercettazioni dove gli inquirenti hanno evidenziato un tentativo illecito di corruzione per insediare il magistrato Azibert ad una prestigiosa carica nel Principato di Monaco in cambio di comunicazioni riservate e interventi riguardanti un caso all’esame della Cassazione. È la prima volta che accade nella storia della Repubblica Francese per un inquilino dell’Eliseo. La condanna politica di Sarkozy non impietosisce. Ricordiamoci che ancora oggi noi siamo qui a pagare le conseguenze della guerra in Libia. Questo signore, era quello che scalpitava perché aveva già i caccia francesi pronti in volo attendendo la risoluzione dell’Onu che dava il via libera al bombardamento della Libia. Se ci troviamo adesso nell’emergenza immigrazione, se la Libia è un paese devastato, se ci sono guai in metà dell’Africa è anche colpa di questo signore. È una figura molto negativa della storia.

Nel frattempo sul quotidiano Avvenire l’editoriale di Giorgio Ferrari titola: “Ucraina e geopolitica a pezzi. Il buco nero del conflitto“. Ferrari fa un elenco abbastanza impressionante a proposito di guerre e di conflitti, perché noi siamo concentrati solo su l’invasione russa dell’ucraina che ha riallineato il mondo in blocchi contrapposti, da una parte l’Occidente dall’altra Mosca. Purtroppo stiamo dimenticando lo Yemen, Il Sudan in piena guerra civile, l’Iran, Taiwan, la Siria, grande polveriera medio orientale con il ritorno in auge di Assad, l’instabilità politica d’Israele coinvolto in una sanguinosa intifada con Hamas, la jihad, la Wagner in Africa, le insurrezioni islamiste in Burkina Faso, Mali e Niger, la Libia ecc. Insomma, in questo momento le aree di crisi nel mondo sono una settantina e quelle di guerra sono ben 59 e noi ci stiamo concentrando su una sola.

Francesco Borgonovo

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