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Riforme per governare senza soldi?

Quando la politica si incarta ecco che spuntano le formule magiche delle riforme costituzionali.
Come ci piacciono queste formule: “Le riforme costituzionali“, “l’uomo forte“. “Finalmente attraverso le riforme costituzionali potremo superare lacci e lacciuoli della politica italiana, i mali atavici dell’Italia: la burocrazia“.
Si dice: “Finalmente grazie alle riforme costituzionali potremo contare su un esecutivo forte, su un Presidente del Consiglio eletto dai cittadini e che finalmente è libero di fare quel che vuole, o quasi, ma in nome dei cittadini“.
E allora ecco che spuntano riforme costituzionali, presidenzialismo, semipresidenzialismo, premierato.
Il sindaco d’Italia“: ecco il sindaco d’Italia è l’immagine perfetta.

Perché questo rappresenta esattamente la condizione ideale per questo presidenzialismo senza soldi, straccione.
Questo presidenzialismo squattrinato. Io non ho paura del semipresidenzialismo o del presidenzialismo.
Io ho paura del fatto che qua si continua a parlare di riforme costituzionali ma siamo senza soldi.
E quindi, esattamente come i sindaci d’Italia, per fare un giardinetto, un’aiuola, devono chiedere il contributo a qualche fondazione, ad un supermercato, il quale ovviamente chiede l’aumento di volumetria e quindi gli fa il verde pubblico.
Oppure gli fa le rotatorie, oppure gli fa gli incroci. E allora io mi sono stufato di questa situazione.
Mi sono stufato del fatto che i cosiddetti “sindaci d’Italia”, e quindi il Presidente del Consiglio italiano, siano senza soldi, e che debbano quindi chiedere alla banca o alla multinazionale di turno un po’ di soldi: in sostanza all’Europa.
Il sindaco d’Italia deve pensare a tenere fede al Patto di Stabilità, al Pareggio di bilancio, all’Europa, a Tizio, Caio e Sempronio.

Allora se vogliamo fare le riforme costituzionali, per piacere: facciamole restituendo la piena sovranità.
Altrimenti una volta che hai detto che “hai l’elezione diretta dell’uomo forte“, devi anche sapere, attenzione, che quest’uomo forte non conta un tubo rispetto alle multinazionali, al sistema bancario e al sistema finanziario.
Ma che cosa me ne frega dell’aver compiuto le riforme costituzionali allora in quel caso?
Stiamo scherzando? Siamo infilati dentro questo imbuto. Un imbuto maledetto.
Noi non dobbiamo stare lì a chiedere i soldi a questo e a quell’altro per fare grande il Paese.
Non è possibile che non abbiamo neanche quattro soldi messi in croce per fare delle strade come Dio comanda.
E lo dico a Roma, a Milano a Napoli, a Palermo come a Varese, come a Viterbo, come a Frosinone, come a Benevento.
Le strade fanno schifo.

Per non parlare poi del verde pubblico.
Un tempo c’erano gli spazzini comunali: adesso non c’è nessuno. E dunque le strade fanno schifo, i giardini idem.
Abbiamo dei pezzi di verde che diventano delle discariche abusive. E con l’incuria che si trascina nel tempo nessuno va a sistemare.
Ora, possiamo fare le riflessioni sull’educazione e sul senso civico, per carità.
Ma comunque sia: prendi delle persone, visto che gli abbiamo dato anche tanti soldi.
Prendi delle persone e fai pulire quelle aree verdi.
E’ mai possibile che sulla sanità pubblica non ci siano delle strutture adeguate? Allora perché si parla del “sindaco d’Italia” se poi non hai i soldi per fare la scuola pubblica, la sanità pubblica, il trasporto pubblico? Queste sono le cose che mi interessano.
E’ mai possibile che io non debba potenziare i servizi della sicurezza, non possa mettere a disposizione degli agenti di polizia o un po’ di soldi in più in busta paga? Importante e fondamentale è rimettere nelle tasche degli italiani un po’ di soldi in più. È fondamentale.

Si parla di presidenzialismo: ma di che cosa? Facciamo le riforme costituzionali e tanto poi hai le agenzie di rating, oppure hai le banche internazionali che scommettono contro l’Italia. E tu allora non puoi fare un tubo.
E devi sottostare ai meta Stati, agli Stati più grandi dello Stato. Ma noi abbiamo una Costituzione: noi siamo cittadini della Repubblica italiana, non siamo profili Facebook oppure dei profili a uso e consumo delle multinazionali che vengono e fanno quello che vogliono.
Allora lo ripeto: non ho paura delle riforme costituzionali.

Ho paura del fatto che la Costituzione in sé non sia più rispettata, che qui il lavoro non c’è o non viene pagato.
Però lì ce la prendiamo con i lavoratori, con i giovani. Qui siamo pieni di manager che sono “insostituibili”, “intoccabili”.
Il contratto a tempo indeterminato pare che ci sia soltanto per loro, per i manager. Chi li tocca più questi manager?
Però il lavoratore normale no: lui deve assolutamente pagare. Pagare tutto.
Ebbene, dopo un po’ uno si arrabbia.

Gianluigi Paragone

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