Il punto non è il complotto, ma il conflitto d’interessi. Un concetto a quanto pare difficile da far capire a chi, in questi giorni, ha liquidato l’ultimo incontro del club Bilderberg a vana isteria. Quando poi, semplicemente, la pretesa sarebbe semplicemente una: avere maggiore trasparenza su una riunione privata che tratta le sorti di un grande pubblico, quello dell’intero Occidente.
E se non impressionano i cecchini sul tetto e le misure di sicurezza maniacali (pure per una riunione tra capi di Stato e membri della finanza), forse non lo farà neppure la prima partecipazione alla riunione di Albert Bourla.
Un nome con cui abbiamo iniziato a prendere familiarità solo negli ultimi anni, ma che evidentemente saremo abituati presto a sentire sovente. Questo perché molti grandi nomi che passano per questo incontro hanno un’enorme probabilità (matematica sostanzialmente) di assumere in seguito ruoli di spicco nel pubblico.
Chissà se converrà al CEO di Pfizer o se si trovava in loco per trattare di un tema che qualcuno dà già per certo a mo’ di indovino: quello della prossima pandemia. Già perché se è vero che tante verità stanno emergendo su come è stato gestito il Covid, sui soprusi a danno della libertà e delle normali procedure scientifiche, è altrettanto vero che il grande pubblico continuerà ad essere influenzato da eventuali nuovi lockdown e restrizioni, o obblighi di vario genere.
Ne abbiamo parlato a ‘Un Giorno Speciale’ con Francesco Amodeo.
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