Dalle mascherine sbattute improvvisamente in faccia al silenzio coatto. Da Bava Beccaris a chi prospettava di andare casa per casa come “scenario ideale”. Da “prendiamoli per il collo” a “funzionicchia”. La pandemia è stata un fenomeno soprattutto mediatico: ne abbiamo viste di ogni sul piccolo schermo, scene talmente surreali che stupirebbero anche ora, a più di un anno di “pausa” dai salotti e dai virologi. Quello che certamente è affascinante (e terribile) è capire come sia stato possibile che la maggior parte delle persone non ci abbiano visto nulla di strano, e anzi, l’abbiano quasi accolta come una giusta prassi senza vizio né macchia.
“Provo un’ammirazione diabolica per chi ha fatto una cosa del genere“, e in effetti quello che sostiene lo psichiatra Alessandro Meluzzi è difficilmente confutabile, perché difficile deve essere stato far passare le canzoni sui vaccini e il green pass come accettabili, e anzi, normali. Sbloccare ricordi però serve non tanto per indignazione, quanto per ricordare a quanto si è arrivati e a quanto si potrebbe ancora arrivare: “Ho paura di questo silenzio”, dice Meluzzi, “di ciò che ora stanno progettando, forse qualche mio collega. Dovremo farci trovare preparati a ciò che arriverà“.
Chissà se sarà simile a quello che è stato, come queste scene che abbiamo visto a ‘Un Giorno Speciale’.
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