Sembra un terzo tempo da NBA, invece dietro la maschera c’è sempre lui: Victor Osimhen sale in ascensore, blocca la cabina all’ultimo piano, comincia a scendere quando sullo schermo del “Maradona” l’uno a zero è già una sentenza digitale.
Il momento è quello più giusto in assoluto, visto che l’Eintracht stava per compiere la piccola missione di mantenere fino all’intervallo l’equilibrio di un risultato che gli avrebbe garantito perlomeno la possibilità di continuare a rendere scorbutica la partita del Napoli.
Poi l’uomo mascherato fa pure il secondo, lasciando ai tedeschi il protagonismo nel solo, vergognoso bollettino dei tafferugli, con la partita che scivola via lungo il crinale delle meditazioni circa quello che potrà essere il sorteggio.
La terza rete è cifra tonda e a quel punto meritata, perché nel frattempo è tornato rotondo il giro palla del Napoli, tanto da lasciare il tempo a meditazioni ad personam, tipo: quanta fame continua ad avere Di Lorenzo? Oppure: che razza di capolavoro è stato l’acquisto di Kim da parte di Giuntoli?
Venerdì il sorteggio, l’urna non sa di essere benevola o spietata, fa solo il suo lavoro meccanico, come la Natura di Leopardi, che non a caso scelse Napoli per i suoi ultimi anni. Anche lui, però, se fosse qui si godrebbe questo appuntamento con la storia nello stesso modo in cui gustava sorbetti e sfogliatelle al Vomero.
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