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Stiamo andando in deflazione, la BCE potrebbe spingere gli imprenditori a ragionamenti pericolosi

L’inflazione ha mostrato dei segnali in apparenza discordanti negli ultimi giorni. Il dato di febbraio si è portato al 8,5%, inferiore alla media prevista dalla BCE per il primo trimestre, cioè il 9,1%, e inferiore all’8,6% di gennaio. Se la Lagarde e Lane che sono Presidente e il capo economista della BCE tranquillizzano i cittadini europei sulla discesa del carovita e la pressione dei prezzi nel breve termine, ci sono alcune incognite da chiarire circa l’inflazione futura.

La prima incognita è legata ai costi dell’energia, cioè al verificarsi di nuovi shock sui prezzi. Ricordiamo che l’Europa in questa stagione ha beneficiato di un clima mite. L’altra è legata alle politiche fiscali, dove la Banca Centrale Europea è stata chiara nel dire che più stimoli dei governi, non temporanei e non limitati alle fasce più deboli, si tradurranno in maggiori strette dei tassi. In tal caso, la Germania è quella che ha concesso maggiori aiuti a famiglie e imprese con un piano fino a 200 miliardi, che rischia di spazzare via il mercato unico europeo con il maggiore spazio fiscale, obbligando la Banca Centrale Europea a strette sui tassi, i cui effetti negativi ricadrebbero su tutta l’economia dell’eurozona.

Lo scenario peggiore potrebbe aggravarsi se l’economia dovesse subire una battuta d’arresto, in quanto se è vero che in Europa non ci sarà forse una forte recessione, come quella prevista all’inizio della guerra in Ucraina, al contempo è sbagliato sottostimare l’impatto dello shock energetico come se nulla fosse successo, tenendo in considerazione che la crescita oggi si attesta attorno allo zero. Il problema è che molti pensano che sia semplicemente inflazione. Ma qui stiamo andando chiaramente in deflazione, cioè avendo una situazione nella quale c’è una decrescita e c’è invece un aumento del costo del denaro, a partire dagli aumenti del denaro, che comporta l’aumento dei tassi della Banca Centrale Europea.

C’è un ragionamento pericoloso perché un imprenditore che voglia rischiare di non mettere sui prezzi immediati l’aumento dei prezzi tassi, per paura che altri concorrenti mantenendo i prezzi bassi altri prendono quote di clienti, lo farà solo a condizione di avere interessi più alti in futuro. Cioè il tasso di sconto del rinviare ad un futuro problematico degli utili ipotetici sarà molto più alto, e questo rischia di aggravare la spinta inflattiva.

Valerio Malvezzi

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