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Che pena l’Europa su Zelensky

Le parole di Zelensky ancora una volta dividono l’Europa, ancora una volta dimostrano che Zelensky sta giocando una sua partita in nome e per conto degli Stati Uniti d’America. Zelensky ha incontrato la Meloni, è vero, ma è stato un incontro di rimbalzo, un incontro di serie B. L’europeismo della Meloni, dovrebbe fare riflettere molto circa le mosse di questo governo rispetto all’Alleanza. Zelensky ha detto: “Ho incontrato Macron e Sholtz, ho incontrato la Francia e la Germania. Abbiamo deciso e discusso cose il cui contenuto non lo posso rivelare. Allora sono parole importanti perché dividono l’Europa, oppure, meglio ancora, ne misurano lo scarso peso. L’Europa non c’è, l’Europa non ha una voce unica e non ha mai avuto una voce unica quando si tratta di questioni realmente importanti. Ogni nazione gioca per sé. Francia e Germania sono l’asse di questa cosiddetta Europa unita, quindi stiamo attenti anche rispetto agli impegni futuri, leggasi il rinnovo del PNR e soprattutto leggasi MES, Meccanismo europeo di stabilità. Invito il Governo Meloni e invito alla maggioranza di centrodestra a prestare attenzione alle prossime mosse. L’Europa non esiste e ve lo sta dimostrando esattamente Zelensky che va ad incontrare Macron e Sholtz e decide di giocare una partita completamente autonoma.

Tutto questo mentre la Cina è sempre più dentro la partita, ahimè politica, con forti ripercussioni anche di carattere bellico, perché la Cina sta rifornendo di armi la Russia esattamente come il blocco NATO sta rifornendo di armi l’Ucraina. Dove andremo a finire? È difficile riuscire a capire ma tutte le mosse sbagliate o meglio la somma delle mosse sbagliate sicuramente non porteranno ad una mediazione. Perciò io continuo a ribadire che il Governo italiano deve mantenere una posizione di maggiore neutralità non rispetto alla questione buoni o cattivi. Non è sul campo il discorso dei buoni e dei cattivi e l’unico discorso sul campo è come uscire perché più avanza il tempo e più le economie soffriranno. E laddove il conflitto aumentasse di intensità, le popolazioni soffriranno. Il conflitto è destinato ad aumentare di intensità, perché il valore delle armi in campo è un valore sempre più forte, sempre più d’impatto. Sono armi sempre più aggressive e non è dando armi sempre più aggressive che si arriverà ad un processo di mediazione oppure chiamiamolo anche processo di pace. Allora la Cina sta giocando la sua partita perché la Cina sa benissimo che deve fronteggiare l’America e allora capite che non è più il conflitto tra Russia e Ucraina è un conflitto molto più largo.

Se il leader ucraino dice che con Macron e con Scholtz ha un’intesa il cui contenuto non può essere rivelato, sta dicendo che stanno trattando sull’Europa alle spalle dell’Europa, alle spalle degli altri cittadini. Posso anche dire che non ha senso irritarsi tanto per irritarsi. La politica è fatta anche di azioni d’impatto. Adesso è il momento in cui il governo deve far calare in altri contesti politici e diplomatici il volere del popolo italiano. Il popolo italiano non vuole ulteriormente questa guerra, non vuole altre armi, non vuole che l’Italia dia altre armi all’Ucraina, perché così facendo noi non stiamo creando certamente la via d’uscita, ma stiamo creando le condizioni perché il conflitto si innalzi di un livello e forse si allarghi. Laddove, infatti, si aprisse un altro scenario, che è quello in Taiwan, questa guerra diventa veramente e proprio senza sosta. Larga larghissima sarebbe veramente il conflitto mondiale di cui tanto stiamo parlando. Meloni critica a Macron inopportuno l’invito a Zaleski mina l’unità europea. Macron di rimando dice Noi con Berlino abbiamo un ruolo particolare ed è la prova provata che Francia e Germania si sentono, diciamo, titolari di una golden share rispetto all’Europa. Allora a che diavolo serve continuare a sacrificarsi per Parigi e Berlino?

Gianluigi Paragone

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