“Alessandro Zan potrebbe essere chiamato come il nuovo responsabile dei diritti, l’uomo con cui abbiamo fatto corpo a corpo per mesi adesso viene richiamato per il suo DDL ZAN e questo da un’idea dell’impostazione”, così esordisce Marina Terragni, giornalista, ospite di Francesco Borgonovo ed editrice del sito feministpost.it, dove appunto ha scritto un articolo sul “nuovo” Partito Democratico. Il riferimento è all’ascesa di Elly Schlein a nuova leader del PD, prima donna a guidare il partito: vincitrice con il 53,8% contro il 46,2% di Stefano Bonaccini. Quest’ultimo, durante le prime dichiarazioni post primarie, smentisce però le voci su una possibile scissione del partito: “Io sono a disposizione per dare una mano”.
Il programma della nuova segretaria conta dieci punti, nei quali troviamo la linea da seguire sulla battaglia per i diritti civili, la stessa che Marina Terragni definisce non chiara e, soprattutto, “poco convincente, le linee da seguire sono un pacchetto del transumano: utero in affitto, il sex work come un lavoro”.
Si parla di meccanismo delle primarie e del PD: qual è la linea sottile che lo tratteggia come un partito e non come un movimento?
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