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La prossima strategia della BCE innescherà una spirale inflattiva pericolosa e Lagarde se ne frega

La Lagarde ha segnalato che i rischi sull’inflazione sono più bilanciati, lasciando intendere che l’azienda da lei presieduta, cioè la Banca Centrale Europea, sta recependo i primi segnali di inversione del trend. Traduzione di questo linguaggio: l’intenzione dei falchi della BCE è quella di rialzare per l’ennesima volta i tassi di interesse di 50 punti base, con l’auspicio però che da marzo si potrebbe optare per un rialzo di 0,25 nel caso in cui i dati sull’inflazione dovessero segnalare un rallentamento. Il tasso del 3% sui depositi si conferma la soglia di neutralità che potrebbe essere superata solo marginalmente, scenario però già ampiamente prezzato dal mercato. In prospettiva, l’inflazione generale potrebbe calare, mentre quella “core” potrebbe intraprendere lo stesso percorso dopo aver prima attraversato una fase laterale di tre mesi, probabilmente intorno al 5%. In questo scenario, quindi, arriviamo a giugno, quando la BCE potrebbe avere ultimato il processo di rialzo dei tassi prima di prendersi una pausa estiva. In prospettiva quindi verrebbe confermato lo scenario di progressivo calo dei tassi nel medio e lungo termine e uno scenario di almeno 1,5% in termini di Bund e tra i 25% sul BTP per fine anno, cioè Buono del Tesoro Pluriennale italiano e Titolo di Stato Decennale tedesco.

In questo ultimo anno di scelte inappropriate quindi, abbiamo assistito al solito approccio della Lagarde basato sul consenso, cercando di trovare il bilanciamento tra istanze di falchi e colombe, ponendosi come arbitro piuttosto che come decision maker. A me pare che ricordi la figura storica di un certo Ponzio Pilato. E tutto questo non fa bene all’economia. Perché vedete, questi signori stanno trascurando il fatto che quando c’è un aumento dei prezzi delle materie prime, le imprese possono decidere o di scaricare immediatamente sul mercato la questione, cioè sui consumatori, oppure potrebbero decidere di acquisire quote di mercato e, diciamo così, rimandare nel medio lungo termine gli interessi gli affari i guadagni. Peccato che nel medio lungo termine questo conduce ad una situazione di rialzo del costo del denaro cioè si inneschi una spirale inflattiva. Per cui le manovre della BCE sono francamente manovre che peggiorano la situazione invece che migliorarla. È paradossale ma la Banca Centrale Europea se seguirà l’inflazione americana, che ha tutte altre ordini di ragioni e le politiche americane che sono completamente diverse dalle nostre, si appiattirà anche sul piano economico su una soluzione per noi certamente sbagliata.

Malvezzi Quotidiani, l’economia umanistica spiegata bene

Valerio Malvezzi

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