Il mondo Juventus continua a fare i conti con lo scandalo che ne ha travolto la dirigenza, che si è dimessa in blocco. Dopo l’addio di Agnelli, Nedved e Arrivabene e la nomina di nuove guide, continua l’emorragia di intercettazioni riguardati l’operato della Vecchia Signora circa i bilanci. La procura è pronta al rinvio a giudizio, con la giustizia sportiva spettatrice interessata in quella che dallo stesso gruppo dirigente Juve è stata definita una vicenda “forse più grave di Calciopoli”.
Le conversazioni private divulgate dalla stampa, va precisato, non paiono avere implicazioni penali, ma fanno emergere meccanismi peculiari nel mercato condotto dall’ex DS Fabio Paratici e coinvolgerebbero anche altre squadre, due su tutte Genoa e Atalanta (per gli affari legati a Kulusevski e Romero).
“Il passato dovrebbe insegnare”, interviene Antonello Angelini. “Già con il caso Suarez si parlava di possibile retrocessione per i bianconeri, sui giornali, poi sappiamo tutti come è andata a finire. Stessa cosa nel caso Ndrangheta, dove si arrivò persino a portare una presunta intercettazione di Agnelli che nemmeno era sua, addirittura la Juventus ne uscì parte lesa. Caso plusvalenze? Tutti assolti. Perché allora si è dimesso il CDA?”.
“Agnelli non si è dimesso per caso: lo ha fatto per evitare che la procura della Repubblica facesse appello avverso l’ordinanza del Gip di Torino dicendo che poteva esserci una reiterazione del reato. Una volta dimesso lui e il CDA, la procura ha rinunciato appunto all’appello”, commenta l’avv. Roberto Afeltra. “Tutte le intercettazioni, 17 faldoni di indagine, sono a disposizioni dal 25 ottobre, e tutti possono usarle. Non è una valutazione di sorta: non si può dire che ne vengono fuori di nuove ogni giorno. Quello che stranisce è la parzialità dei riferimenti: non si può riferire che per la Procura sono rilevanti senza dire che per il giudice non lo sono. Inoltre, le parole di Grassani su calciopoli non sono riportate per quello che sono, e cioè come ipotetiche, ma come certe”.
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