Calcio

Polonia-Argentina, Leo Messi alla prova del Diez ▷ Anche le divinità sono fallibili

Leo Messi alla prova del Diez. Il fuoriclasse argentino ha nei suoi piedi un’intera nazione. L’argentina, tolto il genio di Rosario, ha mostrato evidenti lacune di gioco, che non fanno affatto ben sperare. L’allenatore Scaloni tende a mantenere quasi sempre lo stesso undici di partenza, rimanendo legato ai suoi pupilli come Di Maria e Lautaro Martinez non certo in ottima forma. Il poco utilizzo della Joya, Paulo Dybala, sembra essere frutto di una scelta tecnica in favore del Fideo e della Pulce.

Ecco qui che tutto il popolo argentino si affida al suo simbolo, sognando un destino scritto come quello di Diego. E’ l’ultima chance di vincere l’unica cosa che gli manca. Dopo la vittoria della Coppa America Leo è riuscito a realizzarsi parzialmente anche nella sua amata albiceleste, ma ancora gli manca la soddisfazione più grande tanto desiderata.

Il sette volte Pallone d’Oro ha sempre sofferto il peso della maglia del suo paese. Nella finale del 2014 i problemi gastroenterici che lo attanagliano, sicuramente accentuati dalla tensione del momento, lo hanno portato a sentirsi male durante la finale. Molto prima del goal vittoria di Mario Gotze il campione argentino aveva mancato un’occasione clamorosa di sbloccare la finale, strozzando un tiro a lato che in qualsiasi altra situazione avrebbe infilato all’angolino.

Ebbene anche le divinità hanno le loro debolezze e le loro paure. Messi è riconosciuto all’unanimità come una divinità del calcio, distribuendosi la gloria in questi 15 anni assieme al suo rivale preferito, Cr7. Tuttavia il suo cruccio più grande rimane quello di non aver ancora vinto un Mondiale, emulando così l’eterno simbolo del popolo argentino.

In una celebre intervista dopo la finale di Messico ’86 Maradona sottolineò :”Quando ci sono questi momenti, il campione deve farsi notare e chiedere il pallone”. Si riferiva al provvisorio pareggio della Germania nella finale in Messico, a quattro minuti dal novantesimo. Diego diede la vittoria regalando a Burruchaga un assist da vero genio del calcio.

Tutto il mondo o quasi identifica Leo come l’erede di Diego. La fallibilità del miglior giocatore del mondo è sempre stata solo fuori dal campo. Quella della Pulce invece tende a mostrarsi ogni tanto nella nazionale, appesantita dal fardello di cui da sempre è stato caricato. Il suo mondiale tuttavia è iniziato bene. Goal anche se vano all’esordio e goal decisivo e fondamentale per sbloccare il risultato nella seconda giornata. Partita, quest’ultima che difficilmente si sarebbe sbloccata in assenza del suo lampo di genio. Una palla che sembrava telecomandata dall’alto, probabilmente dal suo predecessore.

Oggi arriva la prima partita da dentro o fuori. L’Argentina si affida al suo monumento per continuare a sognare. Leo dovrà continuare a fare quello che per vent’anni ha sempre fatto, non lasciandosi impaurire dai sentimenti.

Redazione

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