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Politica

Il governo Meloni e la lotta alla crisi ▷ Becchi: “La situazione è critica, servono strumenti nuovi”

Archiviata, nonostante gli strascichi conflittuali tra Stato e regioni, la questione del reintegro dei medici sospesi a causa della loro scelta di non vaccinarsi, ora ci sono questioni cruciali da risolvere per il bene del Paese. Caro bollette, inflazione, blocco dei salari e aumento della povertà. Lo sa bene Paolo Becchi, che con un tweet ha richiamato il governo alle sue responsabilità e alle urgenze che il popolo italiano chiede a Giorgia Meloni e soci di affrontare con urgenza.

Molti dicono che la scadenza naturale della loro esclusione poteva essere rispettata, ma se avessero aspettato dicembre i medici avrebbero perso altri due mesi di stipendio: la questione era urgente”, commenta lo studioso. “Dal punto di vista simbolico, considerando anche il modo sbagliato con cui i suoi predecessori hanno affrontato l’emergenza sanitaria, serviva un gesto di discontinuità da parte di Giorgia Meloni. Considerando anche che del suo ministro si diceva che sarebbe stato in continuità con Speranza, i fatti dimostrano il contrario. Sugli altri temi, il 12 per cento di inflazione è un record dagli anni Ottanta. Mai vista, dopo quel periodo, una situazione simile. Il potere di acquisto delle famiglie è eroso notevolmente, e le retribuzioni e le pensioni non aumentano. È un problema gravissimo. E le bollette, alzate dalla crisi energetica, oltre alla volontà di non toccare il deficit, rendono la situazione critica. Cosa vorrà fare il governo?

Non sarà che, chiusa tra vicoli estremamente rigidi, la discontinuità sarà solo su temi marginali? “Se è così, scoppierà la tensione sociale. Va detto, però, che nel suo primo discorso pubblico il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di risparmio da garantire e tutelare, alludendo a nuovi strumenti, ma non è ben chiaro quali siano. Noi però abbiamo circa 5mila miliardi di euro depositati presso le banche dai risparmiatori che non sono utilizzati. Cosa si può fare affinché gli italiani li spendano? A me è venuta in mente un’ipotesi assieme ad alcuni studiosi: perché non creare un conto di risparmio presso il Tesoro che funzioni come i buoni fruttiferi e magari abbia un rendimento? Gli italiani li tengono sul conto o peggio li danno alle banche, perché non creare qualche nuovo strumento?

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