La Francia torna in piazza a Parigi contro il presidente Emmanuel Macron. Non si tratta di pochi eversivi: decine di migliaia di persone si sono riversate sui boulevard della capitale francese per protestare contro il caro vita, l’inflazione e i salari bassi.
A far accendere la miccia, il rifiuto del sindacato di sinistra CGT di aderire a un accordo sindacale che la compagnia petrolifera TotalEnergies ha raggiunto la scorsa settimana con altre due sigle. Alla convocazione della protesta nel fine settimana, peraltro, queste ultime non hanno aderito, marcando una frattura tra i rappresentanti dei lavoratori, che però hanno manifestato insieme martedì.
Le proteste, in realtà, non sono isolate, ma seguono una serie di scioperi riguardanti il settore energetico (nello specifico, raffinerie e centrali nucleari) in atto da tempo. Con la loro azione, i dipendenti hanno lasciato circa un terzo dei benzinai del Paese senza carburante e hanno costretto gli automobilisti a file interminabili di fronte alle pompe.
Il governo Macron ha esercitato pressioni per costringere alcuni degli scioperanti delle raffinerie a tornare ai centri estrattivi, una mossa che ha fatto infuriare i sindacati, ma i tribunali hanno dato ragione al governo. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha pienamente appoggiato la decisione del governo. Altro motivo di protesta è l’approvazione del bilancio 2023, per cui il il Primo Ministro Elisabeth Borne sta utilizzando speciali poteri costituzionali che le consentirebbero di aggirare il voto del Parlamento.
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