A volte ci si sorprende a riflettere che da una serata giudicata quasi inutile germogliano indicazioni, anche perché, quando gli eventi soddisfano, ad aver ragione sono i presenti; sugli assenti si può al massimo avanzare qualche congettura, ma lascia il tempo che trova. E poi può capitare che si ristabiliscano i valori, quelli dimenticati e quelli messi in discussione per una somma di fattori, contingenze, infortuni tecnici e altalenanti stati di forma.
Stasera Gigio Donnarumma ha ristabilito i valori, fatto rispolverare i dovuti aggettivi, corredati dai doverosi avverbi: il guardiano della Nazionale è stato ripetutamente salvifico, stasera, contro un avversario rimasto vivo quanto a pericolosità anche se l’Italia lo ha irretito per le trame di gioco. Reattivo per la scelta di tempo dei vari e variegati interventi, con la precisione degna di un cronografo Hamilton, ha elongato o compresso ogni fibra muscolare, soprattutto dal duplice intervento del minuto 50 in poi; segno di fiducia e condizione, ma ancora di più di soglia d’attenzione sempre e soltanto al massimo grado. In un’Italia che non può vantare valori assoluti e che vive un momento storico di limbo per uscire dal quale ogni risultato positivo è un piccolo benefit, un portiere del livello di Donnarumma, che potrebbe stare vivendo il passaggio verso la definitiva maturazione, può essere la pietra di posa per edificare di nuovo un’Italia degna se non subito della sua storia, perlomeno della sua competitività.
Paolo Marcacci
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