Rispettiamo Sinisa, rispettiamo il Bologna

Seguo il Bologna calcio dalla fine degli anni sessanta del novecento. Mio padre, laziale in esilio mi portava al Dall’Ara a vedere il Bologna che a quei tempi frequenta le zone alte della classifica. Aveva vinto il suo ultimo scudetto nel 1964. In quegli anni Bulgarelli, Savoldi, Haller, Fogli, Pascutti, Perani, Janich, erano gli idoli di una città che divideva la passione sportiva tra la pallacanestro della Virtus e della Fortitudo e “lo squadrone che tremare il mondo fa”.

Vivo a Roma da 50 anni, ma le mie radici sono rimaste là sotto i portici, tra i prati dei Giardini Margherita, alle matinée all’Arena del Sole, al Dall’Ara dove ho visto giocare Rivera, Mazzola, Prati, Riva, Boninsegna, Corso, De Sisti, Amarildo, Sivori e tanti campioni. Noi tifosi del Bologna sappiamo benissimo di essere invisibili al mondo mediatico che ha un atteggiamento piuttosto disinteressato nei nostri confronti. Da sempre.

Uomo vero e serio professionista

Un atteggiamento che oggi fa scopa con quello del nostro presidente, che rimane lì a metà strada tra il compitino e “domani si vedrà”, aspettando di costruire lo stadio. Sinisa Mihajlovic ha fatto un gran lavoro (l’ho anticipato in queste pagine tempo fa). Non credo che altri avrebbero potuto fare di più. Uomo vero e serio professionista in una società che lancia talenti per poi venderli, senza un programma e un obiettivo che non sia la salvezza. Una società sportiva come il Bologna vincitrice di sette scudetti, con una storia centenaria ricca di campioni dovrebbe osare di più. Almeno provarci, ma questa è un’altra storia.

Oggi, in emergenza e nonostante l’arrivo del miracolo Sartori ha esonerato l’allenatore, non l’uomo. Anche se Mihajlovic avrebbe voluto continuare.
Andare avanti sarebbe stato sportivamente rischioso per il mister e la società.
Sono in linea con chi conferma l’enorme stima e affetto che la città, la società, i tifosi e i giocatori hanno dato a Sinisa in questi anni di malattia. Siamo vicini a Sinisa, molto. E lui lo sa.

Tifosi e social, una mezza verità

Mi dissocio con tutti quei tromboni che in queste ore hanno parlato a vanvera riempendosi la bocca di falsi moralismi e giudizi affrettati. Addirittura auspicando il Bologna in serie B o di non trovare un allenatore. Continuate a parlare di Juventus, Inter, Milan o della Roma, dell’infortunio di Pogba o di Di Maria. Società che hanno dato il benservito a Del Piero, Totti o recuperato Maldini in extremis e dimenticato molti altri campioni. Il Bologna lasciatelo a noi tifosi che sportivamente soffriamo ogni partita. Roberto De Zerbi non ha accettato? Chissà, sorrido. Spero venga Claudio Ranieri. Un signore del calcio. Ne abbiamo bisogno.

Alfonso Federici

Alfonso Federici

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