Continua la polemica sull’obbligo di raccolta firme per le nuove formazioni politiche. A creare fermento, in particolare, è il mancato ricorso alla digitalizzazione in una fase storica in cui tutto, ma proprio tutto, pare debba essere digitale. Secondo il Prof. Enrico Michetti, “il voto elettronico ti garantisce il fatto che il cittadino non vada in errore: se tu vuoi votare il Sindaco e lo voti sulla scheda della Lista civica, il voto è nullo. Con il voto manuale, il cittadino viene indotto in errore, ecco perché il voto elettronico aiuta. Su 1000 Comuni che vanno al voto, ogni anno ci sono intorno ai 2000 ricorsi, significa che ci sono 2 ricorsi a Comune: non è possibile che il cittadino ritenga sia tutta una truffa. Delle modifiche vanno fatte“.
La digitalizzazione del voto, però, non implica l’assenza di una persona in carne e ossa: “Il voto deve sempre avvenire in un contesto vigilato in cui ci sono esseri umani, ma l’innesto della tecnologia è fondamentale in alcune fasi: quando voti, devi avere un tablet e la certezza che il tuo voto sia regolare e che vada effettivamente al partito e al candidato che vuoi. Oggi purtroppo i brogli stanno prendendo sempre più piede: quando in un Comune tutte le sezioni sono inficiate, significa che lì c’è un problema reale. Oggi non ci sono più le scuole di partito, ma le scuole di quelli che fanno i brogli, siamo al paradosso”.
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