La menzione d’onore, per cominciare, non può che andare a Leonardo Spinazzola, che dopo i mesi da incubo cominciati durante il quarto di finale contro il Belgio all’Europeo della scorsa estate, è riuscito non solo a tornare in tempo, ma a tornarci con la più alta soglia di protagonismo: prima con la Roma, per alzare la Conference; poi con questa Italia che sulle ceneri dell’eliminazione mondiale e della Finalissima ha cominciato a rialzare la testa, dopo i giusti rimpasti, dalla gara con la Germania. Stasera con gamba e tempi di inserimento nitidissimi. La stessa perizia, ovviamente con tempi di gioco differenti, con la quale Bryan Cristante ha riempito la mediana: lanciando col goniometro, anticipando persino la propria ombra. Gianluca Mancini? Stacco imperioso, respinto dal bravo Dibusz; autorevolezza nel comporre il pacchetto centrale difensivo con Bastoni, scambiandosi con l’interista i turni delle “salite”; serenità gestionale dal punto di vista emotivo, lo dimostra soprattutto la reazione dopo lo sfortunato autogol.
Lorenzo Pellegrini, infine, che contro i tedeschi era già parso magnifico, perché anche il nome ci aveva aiutato con il titolo. Il fatto è che quel soprannome umanistico stasera è parso superato da una prestazione che definiremmo michelangiolesca, quindi degna del Rinascimento compiuto.
È oggettivamente ItalRoma, gol dell’Ungheria compreso.
Paolo Marcacci
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