Arriva come un macigno sui dogmi instaurati dal potere una nuova sentenza contro l’obbligo vaccinale. Succede a Padova, dove con sentenza datata giovedì 28 aprile, il Tribunale ha accolto il ricorso di un’operatrice sanitaria dell’azienda Ulss n.6 Euganea che era stata sospesa perché non inoculata. Va premesso che da più di un anno questa categoria di lavoratori in Italia vive sotto la costrizione al siero, pena lo spostamento ad altre mansioni. Condizione ancora in vigore, nonostante persino in altri ambiti la via dell’obbligo sia stata superata.
Il provvedimento non lascia spazio a interpretazioni fuorvianti e mette in grave crisi i presupposti con i quali il Governo ha forzato la mano. In termini di efficacia “l’obbligo vaccinale imposto ai lavoratori in questione non appare idoneo a raggiungere lo scopo che si prefigge, quello di preservare la salute degli ospiti: e qui risiede l’irragionevolezza della norma ai sensi dell’art. 3 Cost.”. Un concetto che trova ampia conferma nella lettura dei dati che continuano a vedere l’Italia tra gli Stati con più vaccinati e più contagi o decessi Covid.
Ma la sentenza redatta dalle toghe padovane non ha solo il merito di minare le basi dell’obbligo per quanto riguarda il rapporto costi/benefici. Ciò che viene contestata è anche l’irragionevolezza e la sproporzionalità del d.l. 44 del 1° aprile 2021, ovvero quello che ha emanato l’iniezione forzata per i camici bianchi. “La normativa italiana che sospende drasticamente dal lavoro e dalla retribuzione il lavoratore che non intenda vaccinarsi – scrive il giudice – sembra violare anche il principio di proporzionalità sancito dall’art. 52, primo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, secondo cui “eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà“.
Il documento redatto dalla Sezione Lavoro del Tribunale di Padova è stato letto e commentato in diretta da Fabio Duranti e l’Avv. Renate Holzeisen. Alla fine, solo una domanda sembra restare ancora senza risposta: chi pagherà per tutto questo? L’intervento a Un Giorno Speciale, con Francesco Vergovich.
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