Da più tempo si parla di quella che viene usualmente detta l’Agenda 2030 del World economic forum. Di cosa si tratta? In sostanza è il tableau de bord delle classi dominanti cosmopolite, della plutocrazia neoliberale, del blocco oligarchico finanziario dei ceti dominanti no border. I quali hanno messo a punto nero su bianco una strategia per tutelare al meglio, anzi per rinsaldare, il proprio dominio di classe.
Hanno messo a punto qual è il loro obiettivo, o meglio qual è la ricca gamma dei loro obiettivi. E tra questi ve ne è uno che circola già da tempo su un manifesto. Si vede un ragazzo sorridente accompagnato da una scritta che grossomodo recita così: 2030, non possiedo più nulla e sono felice. Si tratta del tableau de bord delle classi dominanti, vale a dire del blocco oligarchico neoliberale no border. Quel che stupisce non è l’obiettivo delle classi dominanti, che da sempre mirano a dominare il mondo e a produrre una concentrazione disumana del potere della ricchezza potenzialmente illimitata. Questo è l’obiettivo dei dominanti, non altro, quello di potenziare infinitamente il proprio dominio.
Stupisce l’atteggiamento inebetito del giovane che fa vanto della propria miseria, dell’essere stato espropriato di tutto entro il 2030. È un esempio da manuale di resilienza, cioè di docile sopportazione con ebete euforia, quella che tanto piace al potere. Ti portano via tutto e tu, anziché rivoltarti e fare una rivoluzione, ringrazi con inebetito sorriso sulle labbra. Il potere – da Mario Draghi a Klaus Schwab – ci vorrebbe resilienti, cioè disponibili a subire tutto in silenzio. Noi dobbiamo invece essere ribelli, riprendendoci in mano il nostro destino e agendo in nome di desideri di migliori libertà. Il nostro modello non deve essere Paperino, che prende un sacco di botte e va sempre avanti come se nulla fosse, senza mai mettere in discussione il mondo che quotidianamente lo umilia. Il nostro paradigma di riferimento deve invece essere Spartaco, che rivendica con coraggio e con la schiena dritta il proprio sacrosanto diritto di spezzare catene.
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