Attualità

Propaganda di guerra, tonfo delle prime pagine mainstream ▷ “Alcune notizie erano del tutto false”

Nessun progresso dal fronte bellico Russia-Ucraina, la possibilità di una soluzione diplomatica tra Putin e Zelensky sembra essere ancora lontana. L’opinione pubblica rimane salda nel condannare la guerra ‘materiale’ ma si divide in due fazioni contrapposte per quanto riguarda la questione ideologica: c’è chi si schiera dalla parte del Presidente ucraino e chi mette in dubbio le azioni di quest’ultimo che, di fronte alle principali notizie dei giornali, sembrano essere volte esclusivamente a difesa della democrazia. Una narrazione quasi da favola, con tanto di protagonista e antagonista. Ma è davvero così?

La retorica del cavaliere senza macchia e senza paura fa parte – in Europa come in Russia – di un ben sottile meccanismo di propaganda a cui non interessa la verità dal momento in cui deve esclusivamente disumanizzare il nemico e portare acqua al proprio mulino. Così si generano dissonanze informative totali o parziali, come un’immagine sbattuta in prima pagina e decontestualizzata; o addirittura la pubblicazione di notizie senza che vi sia un reale riscontro, salvo poi correggersi settimane dopo in un piccolissimo trafiletto a pagina 20.

C’è anche una gerarchia delle notizie e i giornali questa cosa la sanno benissimo. Se in questo meccanismo c’è una manipolazione costante e c’è, noi siamo esposti a una falsificazione delle notizie data dalle emozioni”. Così afferma in diretta l’Onorevole Pino Cabras, Presidente di Alternativa, ponendo particolare attenzione alla disinformazione circolante soprattutto in Occidente; il caso del Teatro di Mariupol è solo l’ultimo di una serie di notizie faziose e non verificate. Informare ed essere informati è un diritto alla base della nostra Costituzione, ma è importante anche valutarne il modo che spesso tramuta l’informazione obiettiva e trasparente in propaganda, soprattutto in tempi di guerra: “Non dobbiamo fare un ragionamento cinico ma questa è la guerra reale. Poi c’è la guerra della percezione che è molto pericolosa perché porta a polarizzare e a non riconoscere la distribuzione dei torti e delle colpe. Questo pone un problema di percezione della realtà”. Eccola l’importanza che assume il giornalismo per la formazione della coscienza individuale e collettiva, da sempre in balia degli ‘orrori’ di penna ormai ricorrenti all’interno delle redazioni giornalistiche.

Ecco il suo intervento a Un Giorno Speciale, assieme a Fabio Duranti e Francesco Vergovich.

Un Giorno Speciale

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