L’evoluzione umana si scontra con la natura del “sapiens”. Quando il progresso culturale deve fare i conti con la nostra psicologia prende corpo un meccanismo particolare, lo stesso che da due anni si è instaurato nel dibattito pubblico. La condizione emergenziale che da due anni ci circonda, prima il Covid e poi il conflitto tra Ucraina e Russia, finisce per far riaffiorare la parte tribale della nostra mente, quella che ci porta a dividerci e a schierarci da una parte o dall’altra. Detto in altri termini, si vanno dissolvendo tutte le variazioni cromatiche che si frappongono tra il bianco e il nero, che viceversa restano gli unici due colori con i quali riusciamo a leggere la realtà.
“La comunicazione mediatica ha sostituito alla pandemia la guerra”, scrive in un lungo articolo pubblicato su HuffPost il professore Gilberto Corbellini. L’ordinario di Storia della medicina presso la Sapienza di Roma scava negli aspetti più intrinsechi di donne e uomini per arrivare a comprendere come la maggioranza sia arrivata a dare la caccia alla minoranza nei due casi citati. Vaccinati che se la prendono con l’esigua componente di non vaccinati, attribuendogli la causa dell’allungamento dell’epidemia. Anti-putiniani che non danno scampo a cittadini che semplicemente indagano la complessità del conflitto in corso, additandoli come filo-putiniani. In entrambi i casi, alle parti offese vengono addossate le responsabilità di tutti i mali.
“Come il cervello legge la pandemia e la guerra. E si autoinganna”: lo spiega il Prof. Corbellini a Lavori in Corso, con Stefano Molinari.
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